Un'intera pagina del Fatto Quotidiano di oggi celebra la vittoria in tribunale del giornale diretto da Marco Travaglio contro l'ex premier Matteo Renzi.
Etichettarlo come "bullo", per i giudici dell'Appello, è stata "legittima difesa".
Il caso era nato perché il leader di Italia Viva lamentava una "diffamazione progressiva" attuata mediante la pubblicazione di qualcosa come 700 editoriali e di circa 600 rubriche a firma di Marco Travaglio in cui era appellato "sistematicamente" con "epiteti offensivi e denigratori" quali "bullo", "cazzaro", "ducetto", "mollusco", "disperato", "caso umano", "mitomane", "stalker", "cozza".
Ebbene: nessuno di questi appellativi gli ha valso un risarcimento.
Anzi: nell'articolo a firma di Antonio Massari, si legge che è lui a dover sborsare dei soldi. Deve restituire al Fatto 98.021,65 euro, 5.564,41 di interessi legali e 122.088,36 di spese legali. Quindi, nel complesso, ben 225.674,42 euro.
E quindi: al Fatto stappano lo champagne. Festeggiano non solo per lo scampato pericolo di dover risarcire per diffamazione Matteo Renzi ma anche per vedere mettere lui mano alla tasca:
E pensare che Matteo Renzi, poco più di un anno fa, brindò a Travaglio anche in occasione della festa dei suoi 50 anni. Aveva appena vinto in primo grado un'ennesima causa:
ebbe a dire in quell'occasione.
Ma, nel calderone della sfida in tribunale tra Renzi e il Fatto Quotidiano, è finita anche la carta igienica con impressa la faccia del premier che comparve alle spalle di Travaglio in occasione di un collegamento televisivo:
scrive oggi il Fatto.
Ma con quale motivazione i giudici d'Appello hanno assolto il Fatto?
La quarta sezione civile della Corte d'Appello di Firenze, per un editoriale intitolato "Il milite ignoto", ad esempio, ha stabilito che il fine dell'articolo "è chiaramente quello di esercitare una critica politica sia pur feroce e dissacratoria all'indomani della nascita del suo partito Italia Viva destinato, secondo il giudizio soggettivo dell'autore, a tradire la sua vocazione di rottamatore e invece ad attrarre nella formazione politica neonata i peggiori fuoriusciti da altri schieramenti. Da qui, l'accostamento alla cozza quale microrganismo avente la funzione nell'ecosistema di assorbire sostanze tossiche e trattenerle..."
E insomma: per i giudici che hanno assolto il Fatto, tutto "è funzionale alla manifestazione di un dissenso politico". Come dire: avvisati tutti, in alto i calici.