21 Jan, 2026 - 14:37

Feltri sull'omicidio a scuola di La Spezia: "Il disagio mentale non può giustificarlo"

Feltri sull'omicidio a scuola di La Spezia: "Il disagio mentale non può giustificarlo"

Basta alibi. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, altrimenti si continueranno a celebrare funerali.

È questo in sintesi il pensiero di Vittorio Feltri sull'omicidio che ha sconvolto l'Italia in questi giorni, quello del ragazzino marocchino in una scuola di La Spezia e che ha visto vittima un suo coetaneo egiziano per una presunta gelosia.

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Il disagio mentale, in Italia, sta diventando una specie di lasciapassare morale, una coperta pronta all'uso che si stende addosso all'autore del crimine per scardarlo, proteggerlo, scusarlo...

Feltri e l'omicidio di La Spezia: "Basta giustificazioni da disagio mentale"

Vittorio Feltri è stato sollecitato a dire la sua sul delitto di La Spezia da un lettore che gli ha fatto notare come, a distanza di poco tempo dal fattaccio, sia già comparsa una narrazione diversa: 

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L'avvocato parla di disagio, di comportamenti autolesionistici, di fragilità psicologica, quasi a costruire una cornice attenuante...

E Feltri non se lo lascia ripetere due volte:

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Funziona così: se delinqui e hai un cognome italiano, sei un bastardo lucido. Se delinqui e hai un passaporto diverso, o un'origine sensibile, diventi immediatamente un poveretto, un fragile, uno non integrato, uno segnato da traumi, uno che aveva bisogno di aiuto. Ecco il trucco: si sposta il discorso dal crimine al criminale, dal fatto al contesto, dalla responsabilità alla sociologia, come se la realtà fosse un'opinione e il sangue una metafora

Feltri sui fatti di La Spezia

Ma, in particolare, il direttore cosa pensa dei fatti di La Spezia?

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Il ragazzo avrebbe dichiarato subito che voleva uccidere. Ora, io non ho il gusto di incatenarmi alle frasi riportate in modo disordinato dalle cronache, perché le indagini le fanno i magistrati e gli investigatori, non i talk show, ma una cosa è chiara: quando emergono minacce precedenti, quando si parla di intimidazioni, quando persino i compagni di scuola raccontano un clima di tensione, è difficile far passare l'idea dell'improvviso raptus, del non so cosa mi è preso...

Feltri, in ogni caso, punta il dito sulla fragilità del sistema che ruota attorno all'assassino:

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Stando alle testimonianze riportate, quel ragazzo minacciava, la vittima aveva paura, la tensione era nota. Qualcuno, allora, ha fatto finta di non vedere

E chi ha fatto finta di non vedere? In primis, la scuola:

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Una scuola che oggi è spesso terrorizzata dall'idea di segnalare, perché segnalare è diventato discriminante. E allora si tace. Ma quando si tace, poi si piange. E si piange sempre troppo tardi

Come affrontare il tema della sicurezza

Il tema, per Feltri, è come si affronta il tema della sicurezza:

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Non è vietato avere un disagio. Non è vietato essere fragili. Non è vietato soffrire. Ma la fragilità non è un'assoluzione preventiva. Se uno è fragile, lo si cura. Se uno minaccia, lo si ferma. Se uno uccide, lo si punisce

Il direttore la fa semplice ma si rende conto che "ci perdiamo in un bicchier d'acqua".

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Si parla di sicurezza come se fosse un fastidio, un tema di destra, mentre è la prima funzione della civiltà: garantire che chi esce di casa torni vivo. E se la sicurezza diventa un tabù, allora il tabù non è la parola: è la realtà

Per Feltri si tratta di una tendenza "devastante":

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Trasforma l'assassino in protagonista, la vittima in una nota a margine, e chi prova a dire attenzione in un allarmista. In pratica, si sposta la colpa da chi ha colpito a chi denuncia. È un capolavoro di ipocrisia

 

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