21 Jan, 2026 - 13:35

Garlasco, Marco Strano smonta il mostro: "Quel materiale porno non è un movente"

Garlasco, Marco Strano smonta il mostro: "Quel materiale porno non è un movente"

Nell'ultimo appuntamento di Incidente Probatorio, il talk di cronaca nera di Canale 122 Fatti di Nera, il criminologo e psicologo Marco Strano in un ‘faccia a faccia’ ha gettato una luce fredda e scientifica su uno degli aspetti più controversi del caso Garlasco: il profilo psicologico di Alberto Stasi e la sua presunta ossessione per il materiale pornografico. Con un’analisi che ha separato i fatti clinici dalle suggestioni mediatiche, Strano ha smontato la tesi secondo cui la "collezione" digitale di Stasi potesse rappresentare il motore dell'omicidio di Chiara Poggi.

Il primo affondo di Strano ha riguardato l’uso distorto del termine "parafilia", spesso brandito come una prova di devianza pericolosa. L'esperto ha spiegato che esiste una distinzione netta tra un interesse atipico e una patologia conclamata: "La diagnosi di disturbo parafilico si può fare quando un interesse sessuale atipico diventa persistente e quando causa sofferenza significativa o compromissione funzionale per l'individuo, oppure comporta danno o rischio di danno per altri".

Secondo il criminologo, Stasi non presentava alcuno di questi segnali d’allarme. "Certamente per esprimersi correttamente sarebbe indispensabile somministrare dei test ed effettuare dei colloqui diagnostici ma, dalla semplice osservazione esterna del suo comportamento, Stasi non mostrava compromissioni significative che potevano rientrare nei criteri diagnostici di un disturbo parafilico".

L'articolo si è poi spostato sull’analisi delle oltre 7.000 immagini trovate nel computer dell'imputato, un numero che Strano ha ricondotto alla realtà tecnologica del 2006/2007. In un’epoca priva di streaming immediato, l’unico modo per fruire di contenuti era il download tramite reti peer-to-peer, che spesso portava all'acquisizione di intere cartelle già confezionate.

"Le 7000 immagini sono una quantità 'abbastanza normale' per un fruitore di pornografia della metà degli anni 2000 che voleva avere un certo assortimento. Le cartelle trovate nel computer di Stasi, con nomi in inglese, fanno inoltre ipotizzare una acquisizione iniziale di una cartella compressa attraverso un sistema peer-to-peer".

Anche l'ipotesi di una dipendenza patologica è stata rigettata da Strano per mancanza di prove comportamentali: "Senza una valutazione clinica accurata non è possibile fare una diagnosi di pornodipendenza anche se comunque non c’è nessun indicatore palese".

I sintomi classici — isolamento, calo del rendimento, deterioramento dell’immagine di sé, non erano riscontrabili nel giovane studente di economia. Infine, Strano ha affrontato il nodo del movente, contestando la tesi che la visione di pornografia possa innescare impulsi omicidi in una persona comune. Citando il "modello di confluenza" di Taylor Kohut, ha spiegato che solo una combinazione di molteplici fattori critici in soggetti già inclini alla violenza può portare a aggressioni sessuali, ma mai all'omicidio generalizzato.

"Se ci fosse una correlazione tra fruizione di pornografia e omicidio avremmo le strade europee, australiane e americane piene di cadaveri. Non esistono studi scientifici che correlano la fruizione di pornografia con un incremento dell’aggressività generale e con la commissione di omicidi". L'intervento a Canale 122 si è concluso con un monito: la necessità di basare i giudizi su criteri scientifici e clinici, depurando la cronaca nera dal sensazionalismo che, troppo spesso, trasforma abitudini private in prove di colpevolezza.

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