I BTS, con il loro ritorno, dimostrano che la musica non è più un semplice passatempo, ma può
trasformarsi in un vero e proprio evento culturale dall’impatto globale. Il ritorno di questo gruppo KPop sulla scena musicale non prevede solo una nuova uscita discografica o un nuovo tour, ma un
rito collettivo che coinvolgerà milioni di persone, in attesa da tempo. Dopo un periodo di pausa
relativamente lungo, occupato dalla leva militare ma anche dai progetti solisti dei 7 membri, il gruppo
sud-coreano è pronto a tornare e segnare il 2026 con la propria arte.
I BTS, acronimo di Bangtan Sonyeondan (o Bangtan Boys), sono il più famoso gruppo K-Pop (pop
coreano), ma non solo: sin dalla loro formazione, avvenuta nel 2013, i BTS hanno costituito un vero
e proprio colosso culturale e un ecosistema economico multimiliardario, che hanno contribuito a
diffondere la Corea del Sud in tutto il mondo (si parla dell’hallyu, ondata coreana). Infatti, i 7 membri
(RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook) sono sempre stati in prima linea nel rendere popolare,
ovunque, il K-Pop, grazie al mix di dance-pop e hip-hop, testi sorprendentemente introspettivi e
coreografie energetiche.
Il gruppo, a partire dal 2022, era stato costretto a mettere in pausa la propria attività, per completare
il servizio militare obbligatorio che si svolge ancora in Corea del Sud, secondo la legge, per tutti i
ragazzi tra i 18 e i 21 anni. La legge, però, come in questo caso, ha permesso un’iniziale esenzione
ai sette membri, per ripagarli del fatto di aver ottenuto premi importanti che sono stati in grado di
aumentare il prestigio della Nazione: infatti, è stato proprio con loro, per la prima volta, che
l’Assemblea Nazionale della Corea del Sud ha rivisitato il suo Military Service Act, stabilendo che le
star K-Pop, in specifici casi, possono posticipare l’arruolamento fino ai 30 anni.
Il primo membro ad arruolarsi è stato il più grande, Jin, seguito dagli altri membri nel corso del 2023, 2024 e 2025, mentre il rapper Suga è stato l’ultimo del gruppo ad essere sollevato, nello scorso giugno, dal suo incarico di agente dei servizi sociali (ruolo alternativo al classico servizio militare, ricoperto a causa del suo infortunio ad una spalla). Non essendosi arruolati, dunque, tutti nello stesso momento, ogni membro ha anche avuto la possibilità di dedicarsi a progetti solisti di successo, rendendo anche un po' meno “amari”, per la fanbase, i 4 anni di pausa del gruppo.
A discapito dell’idea che il militare potesse far diminuire la popolarità dei BTS, Kim Taeryong,
professoressa presso il K-Culture and Story Contents Research Institute dell’Università Kyung Hee,
nota come il gruppo, la cui assenza è stata anch’essa gestita con estrema cura, ha pubblicato
strategicamente canzoni e video preregistrati durante il periodo del militare, comunicando
costantemente con i fans sui social media ed evitando, così, una mancanza di materiale: questo ha
mantenuto i BTS ben aggiornati nella mente del pubblico.
Come affermato dal critico musicale e autore di BTS: The Review, Kim Young-dae, “senza i BTS,
mancava un pilastro fondamentale [..] Ultimamente ci sono state preoccupazione che il K-Pop stesse
perdendo il proprio slancio: i BTS potrebbero nuovamente cambiare questa percezione”.
Durante la pausa del gruppo, i nuovi gruppi che hanno debuttato dopo il 2018 non sono stati in grado
di affermarsi con lo stesso impatto distintivo che ha caratterizzato i BTS, e questo mostra quanto il
K-Pop sia diventato estremamente diversificato e sperimentale. La critica di cultura pop sudcoreana, Park Hee Ah, afferma che, durante la pausa dei BTS, il K-Pop ha visto calo dei ricavi legato
soprattutto alle vendite di album: pertanto, molti sono convinti che il ritorno di questo colosso possa
portare una nuova energia positiva per risanare l’industria, aiutando le persone a concentrarsi
nuovamente sulla scena musicale coreana.
Nel 2026, i BTS non sono più semplicemente una band K-Pop e il loro significativo ritorno si inserisce
in un panorama globale più vasto, dove le barriere linguistiche e culturali risultano sempre meno
rilevanti. Tornare, per i BTS, non significa semplicemente riprendere da dove si era arrivati quattro
anni fa, ma significa guardare indietro per poi puntare al futuro con una certa continuità emotiva, in
maniera coraggiosa e rimettendosi in gioco. Inoltre, nel mondo del K-Pop, il concetto di comeback
ha un preciso valore che non indica un semplice ritorno, ma un nuovo capitolo di una narrazione in
costante evoluzione.
C’è anche da dire che il punto di forza dei BTS, sin dagli esordi, sono stati i temi importanti affrontati
nella propria musica, come la pressione sociale, la salute mentale, il fallimento e l’accettazione di
sé: con il comeback questi temi si riaffermano in modo ancora più maturo. Allo stesso modo, ci sono
pochi dubbi, le nuove canzoni, sapranno dialogare sempre più consapevolmente con un pubblico
che è cresciuto insieme al gruppo stesso.
Il ritorno dei BTS, secondo i più esperti, si basa su alcune trovate strategiche di marketing digitale
che ne assicurano il successo. Da quando il gruppo ha annunciato il ritorno, nell’estate del 2025, si
è creata un’ondata di globale entusiasmo che ha portato i fans di tutto il mondo ad alimentare
conversazioni sui social media e sulle piattaforme di streaming, trasformando l’annuncio in una
conversazione digitale continuativa.
Un elemento fondamentale è l’autenticità, con la quale il gruppo ha costruito il suo impero globale.
Mentre i brand, al giorno d’oggi, puntano alla viralità dei contenuti, i BTS continuano,
silenziosamente, a premere sulla connessione, sulla fedeltà e sull’impatto sui fans, padroneggiando
anche il marketing moderno. Inoltre, è curioso il modo in cui i BTS abbiano, da sempre, condiviso
narrazioni significative attraverso la loro musica, esplorando temi di fondamentale importanza per
i più giovani, non solo per “diventare virali”, ma per costruire una connessione genuina e sincera con
il proprio pubblico. I loro album seguono archi tematici ben specifici, e i videoclip musicali sono ricchi
di simbolismo. I fans, dunque, vivono un costante viaggio.
I BTS sono nati con lo scopo di raccontare una realtà, affidandosi da sempre al passaparola ed
estendendo il proprio impatto al merchandising, app e offerte lifestyle: in questo caso, piattaforme
come Weverse uniscono il commercio al social engagement, creando un ecosistema immersivo e
confermando l’importanza della connessione alla propria fanbase. Il gruppo ha sempre investito nel
proprio pubblico, che ha così ricambiato, a conferma di come le comunità spontanee e fedeli siano
in grado di ampliare il messaggio in modo sostenibile.
Questo ritorno determinerà anche una crescita dell’economia globale e il prodotto interno lordo
della Corea del Sud. Si pensa che esso avrà ripercussioni ben oltre i fans e le classifiche musicali,
arrivando a colpire direttamente l’economia coreana (e non sarebbe la prima volta): già nel 2019, un
report di Hyundai Research Institute aveva stimato che i BTS hanno apportato 4,65 miliardi di dollari
annuali all’economia sud-coreana. Questa cifra non include solo la vendita di album o gli introiti
derivanti dai biglietti dei concerti, ma anche il turismo, il consumo, l’apprendimento della lingua
coreana, il traffico streaming e, persino, le esportazioni indirette di cosmetici e moda.
Per fare un altro esempio, quando i BTS hanno tenuto un concerto gratuito a Busan, nel 2022, in
occasione della candidatura della capitale per l’EXPO, l’evento attirò oltre 50mila visitatori,
contribuendo ad un valore economico di oltre 500 milioni di dollari. Ciò spiega perché il gruppo sia
stato il principale motore della cosiddetta hallyu, che ha rimodellato la cultura pop globale dell’ultimo
decennio: la loro influenza ha contribuito a diffondere la moda, il cibo e l’intrattenimento coreano (si
pensi ai K-Drama) in tutto il mondo, alimentando la crescita del paese in vari settori.
A cura di Arianna Piscarino