21 Jan, 2026 - 13:03

Chiara Ferragni e il Pandoro-Gate: la fine di un incubo mediatico

In collaborazione con
Arianna Pisciarino
Chiara Ferragni e il Pandoro-Gate: la fine di un incubo mediatico

Dopo un lungo processo che ha catturato l’attenzione di media italiani ed internazionali,
l’imprenditrice digitale ed influencer, Chiara Ferragni, è stata prosciolta dall’accusa di truffa
aggravata nel cosiddetto Pandoro Gate, presso il Tribunale di Milano. La vicenda, iniziata due anni
fa con accuse di vario tipo, e legata alla vendita di dolci pasquali e natalizi con il suo marchio, si è
trasformata in uno dei casi giudiziari più seguiti nel mondo del business.

Cos’è il Pandoro Gate?
Il Pandoro Gate racchiude una serie di iniziative commerciali, tra cui la vendita di uova pasquali e
pandoro natalizi con il marchio di Chiara Ferragni, tra il 2021 e il 2022, in collaborazione con
Balocco e Dolci Preziosi. Queste vendite sono state presentate al pubblico con finalità benefiche, a
favore di reparti ospedalieri pediatrici e associazioni di sostegno ma, in realtà, i fondi devoluti ad essi
sarebbero stati decisamente inferiori rispetto alle promesse fatte.

Ricostruiamo le tappe principali del caso


La vicenda inizia concretamente nel 2022, quando Chiara Ferragni lancia una campagna social
in collaborazione con l’azienda Balocco, per pubblicizzare un’edizione speciale del classico pandoro:
si tratta, dunque, di un prodotto brandizzato Ferragni, venduto al triplo (9,37 euro) del normale
prezzo del dolce; la campagna, tuttavia, suggeriva che parte del ricavato sarebbe andata
all’Ospedale Regina Margherita di Torino, per sostenere le cure di bambini malati e promuovere
l’acquisto di un nuovo macchinario, obiettivo che giustificava, dunque, il prezzo elevato del prodotto.


Tuttavia, in seguito ad un’indagine portata avanti dalla giornalista Selvaggia Lucarelli, è saltato
fuori che, mesi prima, e in modo “forfettario”, era già stata effettuata una donazione di 50mila euro
all’Ospedale Regina Margherita di Torino: a quanto pare, era stata solo la Balocco ad effettuare la
donazione benefica, il cui importo era del tutto slegato dai profitti delle reali vendite del prodotto che,
peraltro, sono ammontate a circa 363mila pezzi.


Si arriva, così, al 15 dicembre 2023 e alla prima multa da parte dell’Antitrust, che ha sanzionato sia
l’azienda Ferragni che la Balocco S.p.A., per oltre 1 milione e 420mila euro. Le contestazioni,
derivanti anche dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (AGCOM) e, in seguito, dalle Procure,
riguardavano l’uso di una pratica commerciale scorretta, adoperata sui social media e sul web: al
dolce natalizio del 2022, tra l’altro, si aggiungono le uova pasquali dell’iniziativa “Chiara Ferragni –
Sosteniamo i Bambini delle Fate”, vendute sia nel 2022 che nel 2021.


Il 4 ottobre 2024, la Procura di Milano aveva chiuso le indagini durate quasi un anno e accusato
Chiara Ferragni, il suo ex-manager Fabio Damato e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo, di truffa aggravata e pratica commerciale scorretta. In uno dei provvedimenti avanzati, inoltre, si
leggeva che: “Tutti le aziende coinvolte nell’iniziativa conseguivano un profitto non patrimoniale
derivante dal ritorno d’immagine, legato alla prospettata iniziativa benefica”.


Dal punto di vista amministrativo, oltre alla multa di circa 1 milione di euro ricevuta dall’Antitrust, per
pratiche commerciali scorrette condotte con analoghe campagne, l’influencer si era ritrovata a
risarcire anche altri enti benefici, per un totale di circa 3,4 milioni di euro. Le varie sanzioni
economiche da essa ricevute hanno decisamente inciso sulla sua reputazione, sulle partnership
commerciali e sulla brand equity, e la vicenda ha persino innescato delle modifiche normative e
regolamentari sull’influencer marketing e la trasparenza delle iniziative benefiche in Italia.

Il processo e il proscioglimento


In seguito alle indagini legate al Pandoro Gate, Chiara Ferragni, con l’ex-manager Fabio Damato, e
il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, era stata imputata per truffa aggravata, con una
citazione diretta a giudizio e una richiesta di pena, da parte della Procura, di 1 anno e 8 mesi di
reclusione, pene già ridotte di un terzo, vista la loro scelta di essere processati con rito abbreviato.
Il processo è iniziato il 23 settembre 2025 e, sin dall’inizio, gli avvocati dell’influencer, Giuseppe
Iannaccone e Marcello Bana erano fermamente convinti che la vicenda non avesse alcuna rilevanza
penale e che ogni controversia fosse stata già affrontato e risolto davanti all’AGCOM. Chiara
Ferragni era stata imputata per truffa aggravata in relazione ai presunti messaggi ingannevoli
pubblicati sui social, con i quali avrebbe promosso la vendita dei dolci lasciando intendere che parte
del ricavato sarebbe andato in beneficenza. Per il procuratore aggiunto di Milano, Eugenio Fusco, e
il PM Cristian Barilli, è proprio nel rapporto di fiducia tra influencer e followers che si innestava
l’aggravante della minorata difesa in relazione alla truffa, mettendo in scena una “truffa
contrattuale a carattere diffuso”.


Nell’udienza pre-dibattimentale per il procedimento, tenutasi anch’essa nel settembre 2025, il
giudice doveva anche formalizzare la soluzione extra-giudiziaria trovata con una 76enne ritenutasi
“vittima” del Pandoro Gate, in quanto, da fervente cattolica che voleva fare beneficenza, si era sentita
ingannata dall’iniziativa, chiedendo, così, di costituire parte civile del processo, con altre due
associazioni di consumatori: Casa del Consumatore e Adicu; si è poi passati alla fase
dell’ammissione dei riti alternativi (stabilendo, tramite rito abbreviato, le udienze di novembre e
dicembre, e la sentenza di gennaio). Alla fine si è stabilito che Ferragni avrebbe risarcito la signora
che aveva acquistato il pandoro (il danno quantificato era di circa 500€) che, così facendo, non
avrebbe più costituito parte civile. Anche Adicu, dopo aver ricevuto un assegno transattivo, aveva
ritirato l’istanza.

Rimaneva, dunque, la Casa del Consumatore: “Qua discutiamo di una strategia
commerciale usata per vendere questi prodotti in modo completamente autonomo dalla beneficenza
[..] Sono state veicolate informazioni false, con danni ai consumatori”. Ma, in un secondo momento,
il legale dell’Associazione, l’avvocato Aniello Chianese, ha chiarito di essersi riservato “di produrre
una richiesta effettiva di risarcimento economico” all’imputata. La stessa cosa era successa, in
precedenza, con il Codacons, che aveva ritirato la querela avanzata in seguito ad un accordo
risarcitorio preso con la stessa Chiara Ferragni. 

Le dichiarazioni di Chiara Ferragni


Al termine della vicenda, Ferragni definito il proscioglimento come “la fine di un incubo”,
sottolineando di aver sempre creduto nella sua innocenza. L’influencer ha ammesso di aver
compiuto degli errori di comunicazione nella gestione delle campagne pubblicitarie, ma ha anche
più volte ribadito che qualsiasi scelta è sempre stata fatta in buona fede, senza alcuna volontà di
ingannare i consumatori.


“Sono passati due anni nel corso dei quali non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni e per
rispetto di questo procedimento. Ora posso rinascere - ha affermato l’influencer – [..] in questi due
anni ho fatto un lavoro su me stessa perché ho imparato a prendermi cura della mia persona e a
credere, ogni giorno, che la verità sarebbe emersa. Adesso, piano piano, comincerò a parlare e
raccontare, senza rabbia, cosa sono stati questi due anni”. Aggiunge: “La persona con quell’aura
che ero prima non esiste più. Prima il valore consisteva nell’essere sempre sulla cresta dell’onda e
fare progetti di successo. Ora sono più consapevole, più attenta e vorrei che gli altri riuscissero a
percepirmi per come sono veramente”.


Poi parla di chi l’ha abbandonata: “Se potessi tornare indietro mi circonderei di persone con più
esperienza. Da business woman e influencer, farò sempre errori di valutazione, perché sono umana
anche io [..] Ho rilasciato poche interviste perché avevo paura che qualsiasi cosa dicessi potesse
essere usata contro di me [..] Quando vinci tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno
tante persone spariscono. 

Dibattito e opinioni pubbliche

Si è espressa anche la stessa Lucarelli, che spegne gli entusiasmi di chi esulta per il risultato:
“Tecnicamente Chiara Ferragni è stata prosciolta, non assolta. Per procedere per il reato di truffa
servivano le querele che inizialmente c’erano, e che poi il Codacons ha ritirato in seguito ad un
risarcimento da parte di Ferragni. Senza quelle querele era impossibile processare Ferragni per
truffa semplice. Quella aggravata non ha retto perché mancavano le aggravanti”. È giunta
velocemente la risposta dell’Image Building, società di comunicazione, per Chiara Ferragni, che
afferma: “Il proscioglimento di Chiara Ferragni corrisponde ad una piena assoluzione.
L’improcedibilità indica che non era possibile procedere per truffa aggravata, perché mancavano tutti
i presupposti. Quindi, è anche peggio: questo processo non si doveva proprio fare”.


Il CEO di DeRev, Roberto Esposito, commenta: “Ormai il danno reputazionale è fatto [..] Il mercato
si è spostato dai volti alla competenza [..] Il caso Ferragni ha segnato un punto di svolta nel mondo
degli influencer, rendendo centrale la richiesta di trasparenza e coerenza, sia per i brand che per gli
utenti”. Ora sarà da vedere quale sarà l’impatto numerico della sentenza e se i followers di Ferragni
risaliranno o resteranno stazionari (con il caso del Pandoro Gate, alla fine del 2024, l’influencer
aveva perso circa 1 milione di follower su Instagram, e tanti altri su TikTok). La vicenda, infatti, aveva
avuto grosse ripercussioni sull’immagine dell’imprenditrice. Uno studio di Arcadia, società di
comunicazione specializzata in un monitoraggio delle dinamiche online, ha persino analizzato il
crollo dei profili social dell’imprenditrice, con un drastico calo dei followers, delle interazioni e
dell’engagement generale. Numerosi brand e sponsor di lusso, nel 2023 e 2024, avevano anche
interrotto le collaborazioni con l’influencer.

A cura di Arianna Piscarino

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