“La bambola è progettata per rappresentare i modi comuni in cui le persone autistiche possono vivere, elaborare e comunicare con il mondo". Parola di Mattel, che da pochi giorni ha lanciato sul mercato la Barbie autistica.
Una novità che ha scatenato diverse polemiche: è davvero inclusiva o promuove solo stereotipi?
TAG24 ha intervistato Enrico Maria Fantaguzzi, papà di un ragazzo con autismo e fondatore di LinkAut, che si occupa di promuovere l'accoglienza consapevole delle persone con disturbo nello spettro autistico.
"Per me sarà un successo sotto diversi punti di vista" afferma convinto.
Enrico Maria Fantaguzzi parla con entusiasmo della nuova bambola Mattel, pensata con caratteristiche uniche, come le cuffie antirumore, uno spinner antistress e un tablet. Un parere opposto a quello di Anffas – Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo– che invece ha fortemente criticato questa iniziativa commerciale.
"Barbie è un linguaggio che arriva al cuore ed è uno strumento per far sì che le persone possano farsi domande sull'autismo e abbiano la curiosità di saperne di più. Secondo me è un aspetto fondamentale" sottolinea.
"Mattel ci guadagna? Certo, ci guadagna perché è un'azienda che fa business, ma per noi è importantissimo che ci sia una Barbie autistica" spiega Fantaguzzi.
Il fondatore di LinkAut promuove senza riserve la bambola, che differisce dalla versione classica per le articolazioni ai gomiti e ai polsi, adatte a movimenti ripetitivi (lo "stimming", che caratterizza alcune persone nello spettro) e per gli occhi leggermente spostati di lato, a riflettere come spesso delle persone con autismo evitino il contatto visivo diretto.
"Barbie promossa al cento per cento. Dieci e lode".
Secondo Fantaguzzi, rispetto al passato c'è una maggiore attenzione nei confronti delle persone con disabilità e con disturbo dello spettro autistico in particolare, anche se c'è ancora molto da fare.
"Non basta essere persone attente: bisogna andare oltre per scoprire che una persona con autismo vede il mondo in maniera diversa e ha delle percezioni differenti" sottolinea.
"L'esempio che faccio sempre è quello della temperatura. Quando siamo in una stanza, capita di percepire una temperatura diversa rispetto a un'altra persona, nonostante il dato oggettivo della misurazione. Basta poco per capire che esistono altre realtà e per ottenere incredibili miglioramenti" spiega.
Enrico Maria Fantaguzzi ha coltivato per lungo tempo il desiderio di dare vita a una realtà che potesse migliorare la vita delle persone con autismo, come suo figlio Tommaso. Nel 2017 ha così fondato LinkAut, che si occupa di accoglienza consapevole delle persone autistiche nelle aziende, sia come clienti sia come collaboratori.
"Per ottenere questo risultato abbiamo lavorato molto su diversi fronti. Il primo è la formazione. Noi facciamo una formazione di sei ore a tutto il personale, anche quello non a contatto con il pubblico. Questa formazione viene tenuta in compresenza da sei docenti, di cui quattro persone con autismo, un caregiver e un professionista scientifico".
La società ha poi creato un software con l'obiettivo di presentare le caratteristiche della persona con autismo prima che arrivi in un determinato luogo pubblico.
"Inoltre abbiamo investito molto sia sulla comunicazione, sia sul realizzare un helpdesk sempre disponibile per non far mai sentire solo chi aiuta una persona nello spettro autistico a trovare un luogo accogliente".
L'ispirazione nasce dall'esperienza personale. "Vale un po' quello che ho detto per Barbie. Siamo partiti da un concetto: la mia difficoltà maggiore, nella grande avventura di avere un figlio con autismo, non è il disturbo in sé, ma stare nella società insieme a lui. Allora ho immaginato che fosse possibile creare un protocollo di informazioni che permettesse agli altri di sapere come approcciarsi" racconta.
"Ci stiamo riuscendo, piano piano, collaborando con grandi aziende. In questi giorni sto lavorando a un software che permetterà alle persone con autismo di recarsi in modo più sereno all'interno di un centro commerciale. Lo facciamo per i ristoranti, per i centri medici, per i parrucchieri: uniti per promuovere un'accoglienza consapevole".