Si amplia la pianta organica del ministero della Difesa: è arrivato in Parlamento il decreto che prevede l’assunzione di 24 nuove unità di personale non dirigenziale, oltre all’aumento delle indennità per tutti i componenti già in servizio, i cui stipendi non sono stati aggiornati dal 2003.
Il costo dell’operazione è di circa 1,2 milioni di euro, budget già stanziato lo scorso anno. Secondo il ministero, l’iniziativa è necessaria “in un contesto internazionale altamente instabile, caratterizzato da equilibri geostrategici in continua evoluzione”; in questo scenario, il potenziamento degli uffici di diretta collaborazione del ministro della Difesa garantisce “maggiore efficacia e prontezza nella risposta che l’amministrazione è chiamata a fornire”.
Le assunzioni previste al ministero della Difesa non riguarderanno ruoli apicali, ma esclusivamente personale non dirigenziale, militare e civile, con grado massimo di tenente colonnello. Una volta completate le assunzioni, il personale non dirigenziale del ministero arriverà a circa 160 unità: un incremento che, secondo alcune fonti governative riportate dal Fatto Quotidiano, potrebbe comunque non essere sufficiente a soddisfare pienamente le esigenze dell’amministrazione.
Il decreto ha comunque già superato il vaglio del Consiglio di Stato, che ha espresso parere positivo, pur evidenziando alcune osservazioni sulla “eccessiva sinteticità e genericità” delle relazioni illustrative allegate.
Che i tempi stiano cambiando e che il ministero della Difesa necessiti di maggiori risorse e di una nuova organizzazione, funzionale alle sfide del contesto internazionale, lo ribadisce da mesi peraltro lo stesso ministro Crosetto.
Proprio in questa direzione, il 16 gennaio scorso si è riunito al ministero per la prima volta il Comitato strategico, incaricato di avviare i lavori preliminari per la definizione di un disegno di legge di revisione della Difesa, elaborando una proposta “strutturata e coerente”, in grado di rispondere alle esigenze operative, organizzative e strategiche del Paese, in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia. Tra i compiti del comitato figurano la riorganizzazione delle capacità operative, la semplificazione dei processi amministrativi e la riorganizzazione di strutture e personale.
L’allargamento della pianta organica del ministero della Difesa e l’avvio dei lavori del Comitato strategico rappresentano solo una parte del più ampio piano portato avanti dal ministero. Coerentemente con gli obiettivi fissati in ambito NATO e nell’Unione Europea, il Governo dovrà tradurre infatti in chiave operativa i programmi di riarmo e l’adeguamento della capacità militare.
Fino a oggi, le risorse individuate dai fondi nazionali per la spesa militare ammontano a 12 miliardi di euro, con i primi 3,5 miliardi già sbloccati quest’anno. Sul tavolo c’è anche il finanziamento tramite prestiti UE del programma Safe, dal quale l’Italia potrà ottenere fino a 14,9 miliardi di euro.
Il tema, tuttavia, è altamente divisivo, non solo per l’opinione pubblica – spaventata dal complicarsi del quadro internazionale giorno dopo giorno – ma anche all’interno della maggioranza di Governo, dove Fratelli d’Italia e Forza Italia – partiti che esprimono, rispettivamente, il ministro della Difesa e quello degli Esteri – devono confrontarsi quotidianamente con la ritrosia, ormai evidente, della Lega sul riarmo e sul finanziamento militare, come emerso chiaramente sul dossier relativo alla prosecuzione del sostegno all’Ucraina.