Cuffie rosa antirumore, un fidget spinner rosa da agganciare al dito e un tablet per comunicare. La Barbie autistica lanciata dal colosso americano dei giocattoli Mattel divide e fa discutere.
Secondo quanto comunicato dall'azienda, la bambola – che fa parte della linea 'Fashionistas'– è stata realizzata per rappresentare i modi in cui alcune persone nello spettro autistico vivono e comunicano con il mondo che le circonda. Per questo motivo ha articolazioni a gomiti e polsi, che le permettono di compiere gesti ripetitivi, e occhi che guardano leggermente di lato, a richiamare come alcune persone con autismo evitino il contatto visivo diretto.
"Noi abbiamo un approccio abbastanza critico nei confronti di questo prodotto" spiega a TAG24 Moira Paggi, componente del Consiglio Nazionale Anffas e coordinatrice della consulta inclusione scolastica di Anffas Nazionale.
"La Mattel non ha coinvolto il mondo associativo: sentire la voce diretta di familiari e di persone con disturbo nello spettro autistico sarebbe stata un'operazione auspicabile, proprio perché l'argomento è delicato, deve avere la giusta attenzione e anche il giusto rispetto".
L'Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo ha fatto sapere, tramite il presidente Roberto Speziale, di ritenere questa iniziativa commerciale legata a Barbie autistica "inadeguata" e "inopportuna", sia nella forma che nella sostanza.
Una posizione confermata anche da Moira Paggi, che sottolinea come "un prodotto inserito sul mercato e distribuito su larga scala rischia di finire in mano a persone con conoscenze limitate sull'autismo, potenzialmente aumentando lo stigma".
La referente Anffas evidenzia che in Italia, a differenza di altri Paesi, la legge 517 del 1977 ha abolito le classi "speciali" a scuola: un passo pionieristico che ha messo al centro la persona e non la sua disabilità. Per questo motivo, se altrove la Barbie può apparire inclusiva, in Italia rischia di minare anni di lavoro sull'integrazione, continuando a spostare il focus sul disturbo, anziché sulla persona.
"Ho citato questa legge perché è stata importantissima, ma questo non vuol dire che non ci sia più nulla da fare. Anzi: abbiamo ancora oggi delle fortissime criticità all'interno dell'ambiente scolastico, se pensiamo agli atti di bullismo che i nostri bambini e i nostri ragazzi subiscono".
Barbie autistica potrebbe portare a "etichettare" le persone, secondo Moira Paggi, perché non esiste un'unica realtà che possa accomunarle tutte.
"La bambola presenta alcune caratteristiche che però hanno solo alcune persone con disturbo nello spettro autistico" sottolinea.
"Ad esempio, c'è chi ha problemi sensoriali e usa cuffie come quelle di cui è dotata Barbie e chi, invece, nel rumore si tranquillizza. Così come ci sono persone nello spettro che non hanno questo tipo di disturbo".
Mentre la disabilità motoria ha un impatto visivo immediato, per le neurodivergenze il discorso è molto più complesso.
"È estremamente difficile rendere visibile ciò che in realtà non è detto che lo sia. Lo stesso discorso vale per il tablet che questa Barbie porta in mano: presumo voglia rappresentare il comunicatore dinamico. È vero, alcune persone con disturbo nello spettro autistico non hanno una capacità verbale e questo è uno strumento validissimo per la comunicazione" sottolinea Paggi.
"Ma dobbiamo anche rimarcare che esiste anche l'esatto opposto, cioè persone con autismo che hanno capacità verbale, anche piuttosto notevole".
"Dal mio punto di vista, avremo raggiunto la meta dell'inclusione quando entreremo in un posto pubblico, oppure privato, e non ci stupiremo di vedere lavorare persone neurotipiche con persone che hanno una disabilità intellettiva o un disturbo del neurosviluppo" sottolinea la referente Anffas.
Paggi insiste su sensibilizzazione e formazione, partendo da famiglia e scuola. "Come raggiungere questo obiettivo? Secondo me bisogna ancora lavorare tantissimo, sotto l'aspetto sia della sensibilizzazione che della formazione" afferma.
"La scuola è il primo ambiente, dopo la famiglia, dove i nostri ragazzi con o senza disabilità affrontano una vita di comunità senza la presenza di mamma e papà. È un lavoro complesso, che richiede molto impegno e anche tanto tempo".
Moira Paggi spiega come Barbie autistica sia un prodotto commerciale, sicuramente immediato, che non può avere questa responsabilità. Però sottolinea anche come i giocattoli, in maniera indiretta, educhino la mente e trasmettano dei messaggi ben precisi: un aspetto forse sottovalutato in questa operazione.
"Io sono cresciuta nella generazione di Barbie, quindi conosco bene tutte le dinamiche che, fin da bambina, mi hanno portato ad avere quel modello di donna, tra l'altro irraggiungibile".