Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e esponente riformista del Pd, ha scatenato un dibattito acceso con un post sui suoi canali social apparso ieri nel quale criticava duramente lo storico dell'arte Tomaso Montanari per aver indicato chi è "degno" di stare nel partito e chi no.
La polemica ruota attorno al sostegno di alcuni dem al referendum sulla giustizia, con Montanari che elenca nomi da "epurare".
Picierno, Delrio, Ceccanti... per loro, Montanai, non avrebbe pietà perché "fanno campagna per il sì insieme a Fratelli d'Italia".
La lite è partita da un post di Montanari sui social, dove ha affermato che il Pd sarebbe "più credibile" senza figure come Pina Picierno, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Stefano Ceccanti, Paolo Gentiloni e Lorenzo Guerini, accusati di fare campagna per il "Sì" al referendum sulla giustizia accanto a Fratelli d'Italia, smentendo la linea di Schlein.
Picierno ha replicato ironizzando sulla "cattedra in fuffologia" di Montanari, "non iscritto e non votante" del Pd, che osa stilare "liste di proscrizione" con nomi e cognomi di "indegni non allineati".
Lei ha chiarito di non fare campagna attiva, ma ha difeso l'esistenza di una "sinistra che vota Sì", rappresentata, tra l'altro, autorevolmente da nomi di primo piano, soprattutto dell'ala riformista del partito.
Sta di fatto che Picierno ha usato Montanari come "falso bersaglio" per denunciare un "clima irrespirabile" nel Pd che si sopporta da mesi, con scherni e inviti ai riformisti a "lasciare la casa che abbiamo fondato".
La vicepresidente del parlamento europeo ha invocato Schlein affinché intervenga con "parole di chiarezza". Nello specifico, le ha chiesto:
In ogni caso, l'insofferenza dell'ala riformista del Pd, condivisa anche dall'ex ministro Guerini, è più generale e si lega a episodi recenti come l'attesa per il via libera di Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, sulla mozione contro il regime iraniano e l'ambiguità con cui è stata accompagnata la proposta di legge Delrio sull'antisemitismo.