“Proporre i metal detector nelle scuole è una sconfitta. Di fronte a problemi complessi servirebbero soluzioni altrettanto complesse: non si può intervenire solo sul lato ‘sbagliato’ – il coltello – trascurando tutte le condizioni sociali, culturali ed economiche che hanno portato a un episodio tragico”. Così commenta Antonio Caso, deputato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura, Scienze e Istruzione alla Camera, l’apertura del ministro Valditara all’uso dei metal detector nelle scuole.
L’ipotesi, prospettata dal ministro soltanto per casi eccezionali e su richiesta delle comunità scolastiche, è tornata al centro del dibattito dopo l’omicidio di Youssef Abanoub, 18enne accoltellato a morte dal compagno di classe Zouhair Atif a La Spezia.
Nelle ore successive alla tragedia, la politica si è interrogata su come affrontare un fenomeno in crescita: l’uso di coltelli e lame da parte dei giovanissimi. Tra le risposte emerse, e sostenute dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, anche la possibilità di introdurre controlli mobili con i metal detector fuori dalle scuole, negli istituti che ne facciano richiesta e in accordo con la prefettura.
Parallelamente, da più parti è stata sottolineata l’importanza di investire nell’educazione e nella prevenzione. Un punto che l’onorevole Caso ritiene fondamentale sostenere, ma con azioni concrete:
“Certamente è necessaria l’educazione, così come avviare seriamente le procedure affinché ogni istituto possa disporre di uno psicologo”, ha dichiarato Caso, sottolineando però la necessità di passare dai proclami ai fatti. “Basti pensare al tema dell’assistenza psicologica nelle scuole: sono due anni che la Commissione alla Camera, pur avendo individuato il tema come prioritario, non si riunisce per discuterne”.
Il punto, sottolinea tuttavia Caso, è uno solo: servono investimenti concreti. “È inutile girarci attorno”, spiega il deputato, “servono risorse e investimenti. Invece, nelle leggi di bilancio si continua a tagliare dal comparto scuola. Così non si arriva da nessuna parte, se non a proporre i metal detector”.
L’approccio del ministro, continua poi il deputato del Movimento 5 Stelle, è sbagliato non solo perché “interviene dopo che i problemi si sono già verificati”, ma anche perché riflette il “modello nostalgico” che guida l’azione di Valditara.
Lo ha detto lui stesso”, spiega Caso, “basti vedere l’intervista rilasciata ieri al Giornale, dove il ministro ha demonizzato le teorie pedagogiche e sociologiche più avanzate degli ultimi anni. Di fatto, per Valditara dovremmo tornare indietro di 50 anni. Questa è una strada sbagliata”.
L’altro motivo che evidenzia il capogruppo del M5S in Commissione Cultura, Scienze e Istruzione alla Camera riguarda la linea repressiva che guida l’azione del Governo, riscontrabile anche sul tema della sicurezza.
“La soluzione del metal detector è in linea con l’approccio del precedente decreto sicurezza. Non conosciamo ancora i contenuti delle prossime norme, ma sappiamo quale sarà la linea: reprimere senza dialogare, soprattutto con le fasce più giovani.
Ricordiamoci che il decreto sicurezza ha criminalizzato il dissenso e le manifestazioni di piazza, nonostante la stessa premier Giorgia Meloni avesse dichiarato, in uno dei suoi primi interventi, che avrebbe guardato con simpatia ai giovani che fossero scesi in piazza contro il suo Governo. Le norme approvate, invece, sono andate in direzione opposta”.