Non è tempo di "delicatezze", come le chiama lui: per Vittorio Feltri, sul fronte della sicurezza, viviamo in un "tempo malato". E il male va curato con tre parole "che sembrano proibite":
Questo, naturalmente, a rischio di passare per fascisti:
Ogni volta che si chiede fermezza contro criminali e delinquenti, qualcuno urla allarme fascismo, come se punire un reato fosse un colpo di Stato. Ma il fascismo, semmai, è l'opposto. è uno Stato che punisce il dissenso. Qui, invece, parliamo di punire chi accoltella, rapina, aggredisce. Non è repressione: è civiltà. È protezione dei cittadini onesti, dei ragazzi normali, delle famiglie che vorrebbero solo vivere senza l'incubo della lama dietro l'angolo
Insomma: Vittorio Feltri dà il "benvenuto" nell'era dei coltelli: per il direttore, si tratta di "una febbre sociale"
Feltri contro la diffusione dei coltelli: "È una febbre sociale"
Per Feltri, in Italia, si è aperta l'era del coltelli proprio come negli Stati Uniti da tempo si vive quella delle armi da fuoco. Sennonché, per il direttore, quella che viviamo noi è ancora più pericolosa:
La lama, spesso, è più micidiale di una pistola. Un proiettile può ferire e, a seconda della traiettoria, lasciare una chance. Una coltellata, invece, ti apre. Ti svuota. Ti fa morire dissanguato in pochi minuti. Basta una vena. Basta un colpo dato bene. Ed è proprio questo l'orrore: questi ragazzini non colpiscono più a caso. Colpiscono con dimestichezza. Con una naturalezza che fa pensare non a una crescita in famiglia, ma in una macelleria morale, dove la carne dell'altro vale zero
Quelle che utilizza il direttore oggi sul Giornale sono, quindi, parole durissime. Tanto più che, per lui, il problema dei coltelli non si risolve nemmeno con il metal detector all'ingresso delle scuole come vuole fare il governo Meloni:
Certo: metal detector, controlli agli ingressi, misure di sicurezza nelle scuole possono avitare che un ragazzo entri armato e trasformi un'aula in un obitorio. Ma non illudiamoci: anche se blindiamo le scuole, i coltelli si vedono fuori. In stazione. Nei parchi. Nei centri commerciali...
Feltri può sembrare banale, ma osserva che la violenza non è certo "confinata a scuola".
Come sopravvivere all'era dei coltelli
La domanda che si pone Vittorio Feltri, quindi, è come sopravvivere all'era dei coltelli, perché i ragazzi vogliono usarli:
Qui arriva la parte che nessuno vuole pronunciare perché fa paura: è un problema di autorità, di limite, di Stato
Perché il problema è questo, per il direttore, è presto detto:
Oggi abbiamo un Paese in cui chi dovrebbe incarnare la regola balbetta; chi dovrebbe educare, delega; chi dovrebbe punire trattiene la mano; chi dovrebbe difendere, si giustifica. E in questo vuoto cresce l'idea più tossica di tutte: la certezza di farla franca
La cura alla malattia sociale dei coltelli, per Feltri, allora è questa.
La cura si chiama certezza della pena, rapidità, inesorabilità, non vendetta, non barbarie: Stato. Perché lo Stato debole è lo Stato complice. Complice dell'arroganza del violento. Comlice del branco. Complice del coltello