Evidentemente, quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campo. E visto che, secondo i sondaggi, il fronte del sì rimane in netto vantaggio in vista del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio ha ben pensato di passare alle liste di proscrizione.
Oggi, con Marco Grasso, Vincenzo Iurillo e Antonella Mascali, fa un elenco di magistrati e politici che si sono detti a favore del sì ma che hanno, per il giornale dei puri e duri per eccellenza, degli scheletri nell'armadio, foss'anche semplici indagini a carico finite nel nulla.
Ma tant'è: tutto fa brodo per tentare di screditare con una sorta di dossieraggio chi si è esposto a favore della riforma Nordio.
Ma da chi è composta questa lista di proscrizione pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano?
Il primo della lista è Luca Palamara, ex pm di Roma, ex presidente dell'Anm ed ex consigliere del Csm.
Per il Fatto Quotidiano, "è il simbolo della contraddizione di tanti fautori della legge di revisione costituzionale, a partire dal ministro della Giustizia e della presidente del Consiglio, che gli attribuiscono il potere di cancellare le degenerazioni correntizie in magistratura".
Per i Travaglio's boys, Palamara è una figura del tutto inopportuna perché fa capolino ai convegni per il sì pur essendo "il dominus di quelle degenerazioni documentate dalle chilometriche chat scovate sul suo cellulare".
E quindi: Palamara non ha diritto di esprimersi perché è stato espulso dalla magistratura, "proprio una bella pubblicità".
Un altro radiato è Michele Nardi, "già condannato in primo grado a 16 anni e 9 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione".
Poi c'è l'ex Dda di Napoli nonché politico di destra Luigi Bobbio, "sanzionato dal Csm per aver definito "feccia" il povero Carlo Giuliani ucciso a Genova nel 2001 e adesso di nuovo sotto procedimento disciplinare con l'accusa di ritardi nel deposito delle sentenze civili a Nocera Inferiore".
Non si finisce qui: nella lista di proscrizione del Fatto, compare anche Pietro Errede, "arrestato nel 2023 per corruzione in atti giudiziari, concussione e turbativa d'asta".
E addirittura Augusto Barbera, ex presidente della Corte Costituzionale che "fu indagato per corruzione (non per soldi, ma per presunti scambi di favori) nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Bari su concorsi universitari truccati".
Per lui c'è stata un'archiviazione. Ma comunque, per il Fatto Quotidiano, anche una semplice indagine rimane una macchia indelebile.
E comunque: per chi è fondamentalmente reo di votare sì, compare anche Nicolò Zanon: "nel 2018 finì sotto indagine per peculato". Anche quella fu una bolla di sapone. Ma chissene...
In ogni caso, potevano mancare i politici nella lista di proscrizione del Fatto Quotidiano contro chi vota sì al referendum sulla magistratura?
Allora, tra indagati e condannati, compaiono la ministra Daniela Santanché, "accusata di truffa aggravata all'Inps, bancarotta, false comunicazioni sociali".
Giovanni Toti, "che ha patteggiato due anni e tre mesi per corruzione e finanziamento illecito quando era Governatore della Liguria".
Augusta Montaruli, "condannata in via definitiva a 18 mesi per spese pazze in Regione Piemonte".
Claudio Borghi, perché "nel 2018 la Cassazione ha confermato per lui la sanzione di 15.500 euro inflitta dalla Bankitalia nel 2014 per irregolarità consistenti in carenze nell'erogazione e nel controllo del credito quando era componente del cda di Banca Arner".
Chiudono la lista Alessandro Colucci (Noi Moderati), Paolo Barelli (Forza Italia) e la pm Anna Gallucci.
Se votano sì al referendum, qualche peccatuccio c'è da nascondere o far dimenticare anche per loro. Ma guai a parlare del merito della riforma.