16 Jan, 2026 - 18:26

Zaia si sfila dalle suppletive: il Doge guarda già al post 2027 e alla Presidenza del Senato

Zaia si sfila dalle suppletive: il Doge guarda già al post 2027 e alla Presidenza del Senato

Luca Zaia non sarà il candidato della Lega alle elezioni suppletive in Veneto di fine marzo. Una scelta tutt’altro che casuale, che chiarisce una volta per tutte la strategia del governatore veneto: niente ingresso tattico in Parlamento a fine legislatura, nessun ruolo di passaggio, ma una partita giocata tutta sul medio-lungo periodo.


Il 22 e 23 marzo, in concomitanza con il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia approvata dal Centrodestra, gli elettori del collegio Rovigo–Padova saranno chiamati a eleggere un nuovo deputato dopo il seggio lasciato libero da Alberto Stefani. Per settimane, nei palazzi romani e veneti, il nome di Zaia è stato dato come possibile, se non probabile. Ma il diretto interessato ha deciso di sfilarsi.


Perché Zaia non correrà alle elezioni suppletive in Veneto


L’operazione era chiara: candidatura alle suppletive, ingresso immediato alla Camera e possibile approdo alla presidenza della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, uno dei dossier più sensibili per la Lega. Un’ipotesi politicamente sensata sulla carta, ma poco appetibile per Zaia.
Fare il parlamentare per pochi mesi, a fine legislatura, senza la prospettiva di incidere realmente sull’indirizzo politico del governo, non rientra nei piani del presidente del Veneto. Zaia preferisce restare al suo posto, mantenere il controllo del territorio e non bruciarsi in un ruolo percepito come interlocutorio.


Venezia o Roma: le due strade sul tavolo


Esclusa l’opzione suppletive, il futuro politico di Zaia si muove lungo due direttrici principali. La prima è locale ma altamente simbolica: la candidatura a sindaco di Venezia alle prossime elezioni comunali. Un’ipotesi che circola con sempre maggiore insistenza e che rappresenterebbe una sorta di “ritorno a casa” per il Doge, con l’obiettivo di chiudere il cerchio della sua carriera amministrativa.
La seconda strada è nazionale e decisamente più ambiziosa: le elezioni Politiche del 2027. In questo scenario, Zaia potrebbe correre per il Senato, puntando a un ruolo di primissimo piano nella prossima legislatura.


L’obiettivo: la presidenza del Senato


Il vero traguardo, neppure troppo nascosto, è la presidenza di Palazzo Madama. Se la Lega dovesse riuscire a posizionarsi come secondo partito della coalizione di Centrodestra, Zaia avrebbe le carte in regola per rivendicare la seconda carica dello Stato, oggi occupata da Ignazio La Russa.
Un ruolo istituzionale, di garanzia, perfettamente compatibile con il profilo di amministratore esperto e con il consenso trasversale che Zaia continua a mantenere, anche oltre i confini del suo partito.
Resta sullo sfondo anche l’ipotesi di un ritorno al ministero delle Politiche agricole, già guidato in passato, ma si tratta di una variabile subordinata agli equilibri politici che emergeranno dopo le urne.


Chi sarà il candidato della Lega alle suppletive


Se Zaia resta fuori, chi correrà per la Lega nel collegio Rovigo–Padova? La risposta è una sola: un candidato di area Zaia, affidabile e senza ambizioni ingombranti. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Alberto Villanova, ex presidente dell’intergruppo Liga–Lega Veneta in Consiglio regionale.
Villanova è considerato un profilo solido, stimato sia da Zaia sia da Stefani, e rappresenterebbe una scelta di continuità per il partito in Veneto. Una candidatura in grado di tenere unito il fronte leghista senza aprire nuovi fronti interni.


Una strategia di lungo periodo


La rinuncia alle suppletive non è un passo indietro, ma un passo di lato. Zaia evita una mossa tattica per concentrarsi su un disegno più ampio. Venezia o Roma, Comune o Senato: il Doge ha già scelto di non accontentarsi. E nel Centrodestra, questo, inizia a essere molto chiaro.

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