Un anno nel secondo mandato di Donald Trump segna un paradosso: un'agenda presidenziale caratterizzata da audaci mosse nella politica estera, come l'intervento in Venezuela e la rivendicazione sulla Groenlandia, contrasta con un consenso pubblico stabile ma anemico intorno al 40 per cento.
Un recente sondaggio AP-NORC, condotto tra l'8 e l'11 gennaio 2026, evidenzia vulnerabilità crescenti, specialmente su economia e immigrazione, mentre la politica estera attira disapprovazione. Gli americani paiono scettici sulle priorità del leader repubblicano, premiando la coerenza ma punendo deviazioni dall'"America First".
Secondo i dati del sondaggio AP-NORC, l'approvazione complessiva di Trump oscilla intorno al 40 per cento, un dato invariato dall'aprile 2025. Una simile tendenza era stata, però, registrata anche durante il suo primo mandato.
La maggioranza critica le sue priorità: metà degli intervistati le giudica sbagliate, contro il 20 per cento che le approva e un altro 20 per cento che le considera equilibrate.
L'economia e l'immigrazione sono stati due punti di forza della campagna elettorale del 2024 di Trump. A distanza di circa un anno, sembra che il sostegno alle sue politiche sia cambiato.
Solo il 37 per cento approva la gestione economica di Trump, in lieve rimonta dal 31 per cento di dicembre 2025.
Gli americani lamentano gli elevati costi della vita, mentre Trump insiste sul "boom economico".
Parallelamente, le politiche sull'immigrazione, un altro pilastro elettorale, calano al 38 per cento di approvazione dal 49 per cento iniziale, anche dopo la stretta sulle espulsioni illegali. Il 45 per cento riconosce contributi alla sicurezza delle frontiere, ma eventi come l'uccisione di Renee Good a Minneapolis amplificano i dubbi.
La svolta nella politica estera dell'amministrazione Trump, culminata nella cattura di Nicolas Maduro in Venezuela e nelle pressioni sulla Groenlandia, incontra ostilità: il 61 per cento disapprova e il 56 per cento lo accusa di eccessi militari. Questo approccio contrasta con l'"America First" e alimenta timori sui costi.
Le opinioni restano stabili nonostante le decisioni audaci dell'amministrazione americana sotto la guida di Donald Trump, suggerendo giudizi difficili da invertire.
A novembre 2026, Trump affronterà le elezioni di medio termine con un'economia che non convince molti, una questione dell'immigrazione in evoluzione e una politica estera impopolare. La costanza nei numeri cela crepe: gli americani sembrano tollerare la normalità imprevedibile di Donald Trump, ma rifiutano imperialismi che deviano dalle priorità interne. Il presidente è chiamato a riconquistare fiducia per mantenere il controllo della Camera e del Senato alle elezioni di midterm.