16 Jan, 2026 - 17:12

Groenlandia, perché l’Italia ha presentato il Piano per l’Artico (e cosa c’entra l'invio di soldati) 

Groenlandia, perché l’Italia ha presentato il Piano per l’Artico (e cosa c’entra l'invio di soldati) 

Negli ultimi mesi la Groenlandia e l'Artico sono tornati al centro del dibattito internazionale, soprattutto per i timori per la crescente militarizzazione dell'area da parte di pontenze come Russia e Cina.

Le minacce provenienti dagli Stati Uniti su un possibile rafforzamento della loro presenza in Groenlandia e le discussioni in ambito europeo sull’ipotesi di inviare soldati Ue stanno contribuendo ad alimentare il  clima di tensione.

È in questo contesto che il governo italiano ha deciso di aggiornare e presentare il nuovo Piano per l’Artico, chiarendo fin da subito che la linea di Roma non è quella dell’invio di truppe, ma di una strategia ampia e strutturata.

Il documento strategico, presentato a Villa Madama, si intitola “La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione” e segna un aggiornamento a dieci anni dal primo piano. 

Perché l’Italia non invierà truppe in Groenlandia?

Alla conferenza erano presenti il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Il messaggio politico è stato chiaro: l’Artico non è più una periferia del mondo, ma un nodo centrale per clima, economia e sicurezza globale.

Tajani ha ribadito che “l'Artico non è una questione tattica, ma strategica: l'Italia ha una visione a 360 gradi e non può permettersi di avere una strategia non aggiornata”. 

Una posizione che si inserisce nel dibattito europeo sulla Groenlandia e sulla presenza militare, ma che prende le distanze da scorciatoie simboliche. 

Come ha spiegato lo stesso ministro, “la sicurezza dell’Occidente deve essere garantita da un’azione politica forte, anche sul piano della sicurezza: non è questione di mandare 10 o 20 soldati, ma di avere una strategia. E noi una visione ce l’abbiamo”.

Il messaggio è chiaro: l'Italia non parteciperà all'operazione militare “Arctic Endurance” proposta dalla Danimarca e accolta da diversi Stati Ue che prevede l'invio di militari in Groenlandia in risposta alle mire americane.

Artico, l’Italia aggiorna la strategia: cosa cambia davvero con il nuovo piano 

Il nuovo Piano individua una serie di obiettivi precisi. Innanzitutto, consolidare il ruolo dell’Italia come Paese non artico ma fortemente interessato alla regione, rafforzando la sua credibilità diplomatica e scientifica.

Roma punta a contribuire al mantenimento dell’Artico come area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation e sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione.

Un altro asse centrale riguarda la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni Nato e Ue e con una visione integrata dei diversi teatri strategici. 

In quest’ottica, l’Italia intende rafforzare anche le relazioni bilaterali con i Paesi artici europei – Danimarca, Far Oer e Groenlandia comprese, oltre a Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia – sostenendo il crescente coinvolgimento dell’Unione Europea nelle questioni artiche.

Ampio spazio è riservato alla ricerca scientifica e al ruolo delle imprese.

“Non c'è crescita senza ricerca”, ha ricordato Tajani, citando la lunga tradizione italiana nell’Artico, dalla base “Dirigibile Italia” alle attività del Comitato scientifico per l’Artico. In questa cornice, il ministro ha annunciato “una missione imprenditoriale italiana per l'Artico” e la creazione di “un tavolo imprenditoriale Artico”, che coinvolgerà grandi gruppi e Pmi, anche nei settori della difesa e della cantieristica, con realtà come Leonardo e Fincantieri.

Perché oggi l’Artico è diventato strategico?

L’Artico è oggi una delle regioni più sensibili del pianeta ai cambiamenti climatici: qui il riscaldamento globale avanza fino a quattro volte più velocemente della media mondiale.

Lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove rotte marittime, come il Passaggio a Nord-Ovest e la Rotta del Mare del Nord, destinate a ridurre drasticamente i tempi di collegamento tra Europa e Asia.

Questi cambiamenti hanno un impatto diretto sul commercio globale e sulla sicurezza delle supply chain. Come ha osservato il ministro Crosetto, tali rotte potrebbero incidere “per il 40-50% sui passaggi a Suez”, rendendo l’Artico un corridoio strategico alternativo.

Allo stesso tempo, la regione custodisce enormi risorse energetiche e minerarie, dalle riserve di gas e petrolio ai minerali rari fondamentali per la transizione verde e le tecnologie di difesa.

Sul piano geopolitico, l’Artico emerge come uno dei principali teatri strategici del futuro.

“Il Paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia e ha la più grande presenza nell’Artico”, ha avvertito Crosetto, spiegando che dopo la guerra in Ucraina Mosca potrebbe spostare qui una parte significativa delle sue risorse militari.

Anche per questo l’Italia, pur senza parlare di invio di soldati, rivendica un ruolo attivo, fondato su cooperazione, ricerca e strategia di lungo periodo.

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