Una nuova perizia informatica di parte riapre il dibattito su quanto avvenuto la sera del 12 agosto 2007 e la mattina del 13, giorno in cui Chiara Poggi - all'epoca 26enne - fu uccisa nell'abitazione di famiglia a Garlasco. A renderne noti i risultati, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che assistono i genitori e il fratello della vittima.
La consulenza, eseguita da Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti con "programmi nuovi", dimostrerebbe "con assoluta certezza", secondo i legali della famiglia Poggi, che la sera prima dell'omicidio Chiara ebbe accesso "alla cartella del pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, numerosi file pornografici".
Si tratta di un elemento da sempre molto discusso, perché, nella sentenza con cui Stasi veniva riconosciuto colpevole e condannato a 16 anni (dopo due assoluzioni), pur non individuando un movente certo, i giudici ipotizzavano che l'aggressione potesse essere scaturita da una lite di coppia legata proprio a quei file. Elemento ora riusato contro il condannato.
Tizzoni e Compagna fanno sapere di voler depositare il documento in Procura a Pavia. I risultati potranno poi essere verificati "anche in contraddittorio mediante apposito incidente probatorio", specificano, come "già successo per l'Estathé rinvenuto sulla scena del delitto e risultato a sua volta riferibile a Stasi".
Gli avvocati della famiglia scrivono inoltre nella nota che "secondo quanto evidenziato da più parti, l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi".
L'accusa è esplicita:
Intanto, la Suprema Corte ha rigettato oggi il ricorso della Procura di Brescia contro il "no" al sequestro dei dispositivi informatici dell'ex procuratore di Pavia Mario Venditti, indagato - in un procedimento parallelo a quello per l'omicidio - con l'ipotesi di reato di corruzione in atti giudiziari insieme al padre di Sempio, Giuseppe.
Secondo i legali di Venditti, l'acqusizione sarebbe stata impropria perché avrebbe riguardato "milioni di dati personali", "senza alcuna ragione concreta ed effettiva". Ricostruzione a quanto pare accolta dai giudici, che hanno così - per ora - messo un punto alla questione. Le indagini vanno comunque avanti.