Nada Cella aveva 24 anni quando, la mattina del 6 maggio 1996, fu trovata in fin di vita – con profonde ferite alla testa – all’interno dello studio in cui lavorava come segretaria, a Chiavari. Non sopravvisse. Trent’anni più tardi, la Corte d’Assise di Genova, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, ha condannato a 24 anni di reclusione Annalucia Cecere, ex insegnante accusata di averla uccisa per gelosia. Due gli anni inflitti all’allora datore di lavoro della vittima, il commercialista Marco Soracco, ritenuto colpevole di favoreggiamento.
La pronuncia è arrivata al termine del primo processo mai celebrato sul delitto di Nada Cella, rimasto per tempo irrisolto. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto per Annalucia Cecere il massimo della pena, l'ergastolo, ma alla fine i giudici hanno escluso l'aggravante della crudeltà, riducendo la pena a 24 anni.
Marco Soracco, per il quale l'accusa aveva chiesto quattro anni, è stato condannato a due. Al momento della lettura del dispositivo era in aula e ha ribadito la sua estraneità ai fatti. Non c'era invece la Cecere, a sua volta sempre dichiaratasi innocente. I suoi difensori, gli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, hanno già annunciato che ricorreranno in Appello.
Nel video dell'emittente locale Primocanale, le dichiarazioni di Marco Soracco dopo la condanna.
Secondo l'impianto accusatorio accolto dalla Corte, Cecere avrebbe ucciso la 24enne in seguito a uno scatto d'ira all'interno dello studio di via Marsala con un oggetto mai ritrovato. Probabilmente per i sentimenti di gelosia e risentimento che provava nei confronti della giovane.
L'ex insegnante, invaghita del commercialista Soracco, avrebbe in sostanza visto in Nada Cella una rivale, sia sul piano sentimentale che su quello professionale, ritenendolo un ostacolo alle proprie ambizioni. A suo carico, diversi elementi.
Innanzitutto, le testimonianze di chi disse di averla vista uscire in modo concitato dal palazzo subito dopo l'omicidio; poi, il bottone rinvenuto accanto al corpo della vittima, ritenuto compatibile con quelli ritrovati nella sua abitazione.
All'epoca dei fatti, le indagini si concentrarono inizialmente proprio su Soracco, che aveva trovato la segretaria agonizzante in ufficio. La scena del crimine fortemente compromessa - sia dai soccorritori che dalla madre dell'uomo, Marisa Bacchioni, che ripulì il pavimento - non permise però di arrivare a un punto fermo.
La svolta è arrivata nel 2021, quando la criminologa Antonella Delfino Pesce e l'avvocata della famiglia Cella, Sabrina Franzone, hanno riesaminato i vecchi atti, portando all'attenzione della Procura aspetti trascurati. Si è aperta quindi una nuova inchiesta. Quella che ha portato Cecere a processo. Ieri, 15 gennaio 2026, l'attesa svolta.
ha commentato la cugina della 24enne, Silvia Cella, a margine dell'udienza. "Ho sentito la mamma di Nada, era in lacrime", ha aggiunto.