Doveva essere una celebrazione dell’orgoglio sportivo italiano. Invece, il percorso della torcia verso Milano-Cortina 2026 si è trasformato in un caso nazionale. Esclusioni eccellenti, campioni dimenticati e una selezione dei tedofori che ha lasciato più di una perplessità hanno innescato una polemica destinata a travalicare il mondo dello sport.
A quel punto è scesa in campo la politica. E quando Governo, Coni e Fondazione Milano-Cortina si siedono allo stesso tavolo, vuol dire che la questione è diventata più di un semplice malumore.
La miccia è stata accesa da diversi ex atleti azzurri che hanno scoperto di non essere stati inclusi nel viaggio della fiamma olimpica. Non stiamo parlando di figure minori, ma di protagonisti assoluti della storia olimpica italiana.
Molti di loro hanno visto nella lista dei tedofori nomi lontani dallo sport, mentre chi ha scritto pagine memorabili delle Olimpiadi restava fuori. Una ferita simbolica: portare la torcia non è solo un gesto, è un riconoscimento pubblico di ciò che si è stati per il Paese.
Uno degli esempi più discussi è quello di Silvio Fauner, eroe della leggendaria staffetta di fondo a Lillehammer 1994. La sua esclusione è stata giustificata dagli organizzatori con un cavillo regolamentare: oggi ricopre una carica amministrativa locale e questo lo renderebbe incompatibile con il ruolo di tedoforo.
Formalmente corretto. Sostanzialmente, molto meno. Perché in casi come questo il valore sportivo pesa più di una firma su un documento.
Fauner non è stato l’unico. Anche campioni come Piero Gros e Giuliano Razzoli, entrambi medaglie d’oro olimpiche e simboli dello sci italiano, non risultavano inizialmente tra i protagonisti del percorso della fiamma.
Il malcontento è cresciuto rapidamente, trovando spazio nei media sportivi e sui social. Il risultato? Un’ondata di indignazione che ha spinto le istituzioni a intervenire.
Davanti al rischio di un danno d’immagine enorme, il Governo ha chiesto un confronto immediato con il Coni e la Fondazione Milano-Cortina. L’obiettivo era chiaro: evitare che le Olimpiadi italiane iniziassero con una frattura tra chi lo sport lo ha fatto grande e chi lo sta organizzando.
Dal vertice è arrivato un segnale politico forte: la volontà di garantire che i grandi atleti del passato trovino il loro spazio nella staffetta olimpica.
L’ipotesi che prende forma è quella di un allargamento della lista dei tedofori, in modo da includere anche gli esclusi eccellenti. Una correzione in corsa, ma necessaria per riportare equilibrio e buon senso.
Perché una torcia olimpica non è solo un oggetto: è un simbolo. E i simboli, se gestiti male, fanno più rumore di qualsiasi polemica.
Le Olimpiadi del 2026 rappresentano una vetrina mondiale per l’Italia. Lasciare fuori chi ha scritto la storia sportiva del Paese sarebbe stato un autogol clamoroso.
Ora la partita è ancora aperta, ma una cosa è certa: senza i suoi campioni, la fiamma olimpica rischiava di bruciare a metà.