13 Jan, 2026 - 19:21

Elezioni anticipate nel 2026? La carta segreta di Giorgia Meloni se il centrodestra vince il referendum

Elezioni anticipate nel 2026? La carta segreta di Giorgia Meloni se il centrodestra vince il referendum

Nei palazzi romani la voce gira sottotraccia, ma con insistenza crescente: elezioni anticipate nel 2026, subito dopo l’estate. Non un’uscita pubblica, non una fuga in avanti. Piuttosto un’ipotesi coltivata in silenzio, fatta filtrare solo nei colloqui riservati tra capigruppo, ministri e sherpa di maggioranza. Al centro del ragionamento c’è Giorgia Meloni, che osserva il calendario politico con l’occhio di chi sa che l’ultimo miglio di ogni legislatura è il più insidioso.
Il detonatore possibile? Il referendum sulla giustizia. Se dovesse trasformarsi in una vittoria netta (con almeno il 55% di si) a Palazzo Chigi c’è chi è pronto a scommettere che la premier potrebbe usarlo come leva per anticipare il voto e rimettere in ordine il quadro politico prima che le tensioni interne diventino ingestibili.


Il referendum sulla giustizia come moltiplicatore di consenso


Nei ragionamenti che circolano tra Montecitorio e Palazzo Madama, il referendum non è visto come un semplice passaggio istituzionale, ma come un test politico nazionale. Una vittoria chiara consentirebbe a Meloni di presentarsi come leader capace di interpretare l’umore del Paese su un tema sensibile come la giustizia, rafforzando la propria immagine di guida solida e decisionista.
Fonti parlamentari raccontano che, in questo scenario, il consenso post-referendum diventerebbe spendibile subito, prima che la legislatura entri nella sua fase più fragile. Tradotto: meglio andare al voto con il vento in poppa che restare impantanati tra distinguo, malumori e campagne elettorali permanenti.


Settembre 2026: la finestra perfetta


Perché proprio settembre 2026? La risposta è tutta politica. Subito dopo le ferie estive, con l’attenzione mediatica di nuovo alta, ma prima delle scadenze più delicate di fine anno. In particolare, la manovra finanziaria, che da sempre è il terreno su cui si consumano fratture e bracci di ferro tra alleati.
Anticipare le elezioni consentirebbe di evitare una lunga trattativa autunnale logorante e, soprattutto, di blindare i conti prima che la campagna elettorale entri nel vivo. Una mossa difensiva, ma anche offensiva: chi vince, governa con maggiore libertà.


Centrodestra, patto silenzioso sulla finanziaria


Nel retroscena emerge un altro dettaglio chiave: un accordo non scritto nel centrodestra. Secondo fonti interne, Meloni starebbe lavorando a una sorta di patto di legislatura abbreviata, per definire fin da subito le priorità di spesa e le promesse da spendere in campagna elettorale.
L’obiettivo è duplice. Da un lato, evitare fughe in avanti di alleati inquieti — i distinguo di Salvini sono già nel radar — dall’altro presentarsi agli elettori con un pacchetto di impegni chiari e immediatamente riconoscibili. La manovra diventerebbe così non solo un atto tecnico, ma uno strumento politico e comunicativo.


Gli alleati irrequieti e l’ombra degli eredi di Berlusconi


Il fattore tempo pesa anche per un altro motivo: le dinamiche interne alla coalizione. Salvini continua a marcare il territorio, mentre nel sottobosco azzurro si ragiona su un possibile ritorno in scena di uno degli eredi di Silvio Berlusconi, magari con un progetto politico rinnovato.
In questo quadro fluido, anticipare il voto significherebbe cristallizzare i rapporti di forza, evitando che nuove leadership o nuove sigle possano sottrarre spazio a Fratelli d’Italia.


Conclusioni: un retroscena che può diventare realtà


Per ora, nessuna decisione ufficiale. Ma nei palazzi il messaggio è chiaro: l’ipotesi di elezioni anticipate nel 2026 non è più fantapolitica. Se il referendum sulla giustizia dovesse sorridere al governo, Meloni avrebbe tra le mani una carta potente per chiudere la legislatura in anticipo, evitare l’usura finale e presentarsi al voto da favorita. 

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