Francesca Albanese, la relatrice speciale Onu sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, è al centro di polemiche per il suo silenzio sulle violente repressioni delle manifestazioni in Iran.
Insomma, tanto loquace per Gaza e muta come un pesce per Teheran?
Il cortocircuito subito si è innescato. Tanto più che la sua risposta su X a un utente che la incalzava, non ha affatto convinto.
Le proteste in Iran, partite da questioni economiche a Teheran e diffuse in oltre cento città, hanno provocato almeno 646 morti ufficiali secondo Hrana, con stime di Iran International fino a 12.000 vittime, molte under 30, e continuano ancora tra massacri notturni e blackout della rete Internet.
Sta di fatto che Albanese, interpellata sull'argomento, ha tentato di motivare il suo silenzio così:
Ha aggiunto, poi, un'ironia:
tentando così di liquidare le critiche bollate come ignoranti sul suo ruolo specifico.
Sta di fatto che le polemiche contro la relatrice hanno subito preso piede.
Marco Marelli di Limes, ad esempio, ha messo il dito nella piaga quando ha parlato di ipocrisia: non è vero che Albanese parla solo di Palestina. Ha ricordato che ha commentato la Siria del post-Assad, assalti pro-Pal alla Stampa e persino l'Iran quando è stato attaccato da Israele la scorsa estate.
Ora, però, invoca "limiti territoriali" contro un regime anti-israeliano e filo-Hamas.
In ogni caso, c'è da chiedersi se la stella mediatica di Francesca Albanese si stia già spegnendo: arrivata al grande pubblico per le denunce su Gaza e le sanzioni Usa che ha subito, gode del sostegno da parte della sinistra italiana.
Ora, però, il caso Iran erode la sua immagine di paladina universale dei diritti.
E Il suo post sarcastico amplifica le accuse di selettività, specie dopo che aveva giurato di stare "sempre dalla parte delle vittime", anche in contesti extra palestinesi.
Mentre Trump minaccia di bombardare le roccaforti del regime di Khamenei, il silenzio di Albanese sui 12.000 potenziali morti iraniani contrasta con il suo attivismo pro-Palestina. E alimenta i dubbi sulla neutralità.
Social e media italiani evidenziano il doppio standard: le pagine pro-Israele paragonano il suo mutismo a quello di Greta Thunberg. La sua "stella", dopo il caso Iran, rischia di offuscarsi definitivamente.