13 Jan, 2026 - 12:05

La profezia di Alessandro Orsini sull'Iran: "Il governo spara contro i manifestanti perché non può cambiare"

La profezia di Alessandro Orsini sull'Iran: "Il governo spara contro i manifestanti perché non può cambiare"

Un'analisi da leccarsi i baffi quella pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano a firma del professor Alessandro Orsini.

Il sociologo della Luiss, se aveva giurato che la Russia non avrebbe mai invaso l'Ucraina, questa volta, torna alla carica per l'Iran, profetizzando che il governo di Teheran spara sui manifestanti perché, a quelle latitudini, il governo non può cambiare.

Insomma: o si spara sui ragazzi che scendono in piazza e lottano per la libertà oppure vince l'Occidente. Che anche questa volta, stringi stringi, è il cattivo della situazione.

Orsini sull'Iran: "Il governo spara sui manifestanti perché non può cambiare"

Ma perché il professor Orsini sostiene che in Iran il governo non può cambiare?

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Quello che deve affrontare Teheran è un caso di minaccia interna combinata. Molti iraniani vorrebbero rovesciare il regime, sorretti dagli Stati Uniti, pronti a bombardare. Uno Stato può fronteggiare una minaccia di questo tipo in vari modi. Tuttavia, quando il governo non può cambiare, lo Stato può sopravvivere soltanto usando la forza nei modi più brutali

Insomma: non che Orsini lo condivida. Ma, dal punto di vista scientifico, ci vuole far credere che ci sta che i ragazzi che scendono in strada a reclamare un futuro migliore finiscano nei sacchi neri del regime degli ayatollah.

Il nocciolo della questione, per l'esperto (del Fatto Quotidiano), è questo:

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L'Iran può cambiare il proprio governo per placare i manifestanti? In teoria, sì. In pratica, è molto difficile perché gli Stati Uniti e Israele interverrebbero per assumere il controllo del nuovo esecutivo o per gettare il Paese nella guerra civile, com'è accaduto in Siria...

Come dire: per Orsini, a Teheran, i manifestanti rischiano la vota solo perché sollecitati dalle potenze occidentali, non perché siano costretti a vivere in un regime liberticida. E il rischio è passare dalla brace degli ayatollah alla padella di un sistema democratico, o quantomeno di un sistema più garantista dei diritti umani.

Il caso dell'Iran e del regime change

Leggendo l'analisi di Alessandro Orsini, viene da chiedersi se, tutto sommato, all'iraniano medio convenga un cambio di regime, passare dagli ayatollah a un governo magari democraticamente eletto e che rispetti le minoranze.

Ma tant'è: nel frattempo, "data la situazione di stallo strategico nel sistema politico, Teheran ha avviato un bagno di sangue...", scrive il prof della Luiss.

L'esperimento mentale di Orsini

Per rafforzare la sua tesi, quindi, Orsini invita i suoi lettori a fare un "esperimento mentale". Forse un po' ardimentoso. Ma chi se ne frega.

Il docente universitario più amato dal Fatto Quotidiano si avventura in questo parallelo:

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Immaginiamo che centomila manifestanti cerchino di entrare a Palazzo Chigi per rovesciare Meloni con il sostegno dell'Iran pronto a bombardare Roma. Il governo italiano che cosa farebbe? In primo luogo, etichetterebbe i manifestanti come rivoltosi, come accadde con Carlo Giuliani a Genova. Se poi Meloni si trovasse in uno stallo strategico, il governo italiano ordinerebbe ai carabinieri di sparare sulla folla, con un margine di errore vicino allo zero

Peccato che l'Italia, essendo una democrazia dove è garantita la libertà di manifestare, nessuno mai potrebbe dare quell'ordine.

Ma tant'è: Orsini è un carro armato nel suo ragionamento:

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L'Iran è diviso. Molti iraniani sono contro Khamenei e molti altri sono con lui. I conflitti severi generano sempre situazioni complesse. Il mondo è semplice per le menti semplici

Fortunatamente, a questa categoria non appartiene il docente di sociologia della Luiss.

L'attacco all'Occidente

Tant'è che Orsini, dopo averla presa così alla larga, arriva ad attaccare l'Occidente anche parlando di Iran:

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La verità sostanziale dei fatti è che l'Occidente sta cercando di assumere il controllo dell'Iran. L'Occidente non ha avuto pietà per gli ucraini (invasi da Putin, ndr) e non ha alcuna pietà per gli iraniani. Nella prospettiva di Trump e Netanyahu, tanto maggiore sarà il numero di iraniani uccisi, tanto più grandi saranno i benefici. L'Iran sarà più mostrificato e destabilizzato. E l'Occidente potrà dire di essere moralmente superiore

Da Orsini è tutto, a voi la linea.  

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