13 Jan, 2026 - 10:01

"Tremila anni di attesa" di che parla? Trama, spiegazione del finale e dov'è stato girato

"Tremila anni di attesa" di che parla? Trama, spiegazione del finale e dov'è stato girato

"Tremila anni di attesa" è uno di quei film che non chiedono semplicemente di essere guardati, ma ascoltati. George Miller, lo stesso regista che ha reinventato l’azione con "Mad Max: Fury Road", qui cambia passo e si immerge in un racconto romantico fantasy, delicato e stratificato, fatto di parole, desideri e storie dentro le storie.

Uscito nel 2022 e presentato fuori concorso al Festival di Cannes, il film ha messo al centro un incontro improbabile: quello tra una studiosa razionale e un Djinn antico di millenni. Il risultato è una favola adulta che parla di amore, libertà e del peso delle scelte, con location magnetiche a fare da cornice. 

Ecco tutto ciò che sappiamo sul film - nel dettaglio ovviamente. 

Di cosa parla "Tremila anni di attesa": la trama del film

La protagonista è Alithea Binnie, una professoressa britannica di narratologia, esperta di miti e racconti, ma profondamente scettica verso il concetto stesso di desiderio. Durante un viaggio accademico a Istanbul, acquista una bottiglia antica in vetro Çeşm-i Bülbül, l’"occhio dell’usignolo". Una volta tornata in hotel, rompe per sbaglio la boccetta e libera un Djinn (Idris Elba), una creatura potente e malinconica rimasta intrappolata per tremila anni.

Come da tradizione, il Djinn offre tre desideri, ma con regole ferree: niente immortalità, niente desideri infiniti, niente fine del dolore umano. Alithea, però, non si fida. Per lei desiderare è un errore logico ed emotivo. A quel punto il Djinn fa l’unica cosa che conosce davvero: racconta storie.

Attraverso lunghi flashback, scopriamo le sue precedenti prigioni e le donne che lo hanno posseduto senza mai comprenderlo fino in fondo. Dalla Regina di Saba, amata e perduta per la gelosia di Re Salomone, alla tragica Gülten nel palazzo di Solimano il Magnifico, fino a Zefir, una donna colta e inquieta che arriva a desiderare di dimenticarlo pur di essere libera.

Ogni racconto è un tassello che spiega come i desideri, seppur esauditi, abbiano spesso un prezzo salato. Alithea ascolta, si emoziona, si riconosce. E, senza quasi accorgersene, smette di essere solo un’osservatrice.

Il finale di "Tremila anni di attesa"

Quando le storie finiscono, Alithea capisce di essersi innamorata del Djinn. Il suo primo desiderio è semplice e potentissimo: essere amata come Zefir era stata amata. Tra i due nasce una relazione intensa, fuori dal tempo, che li porta a vivere insieme a Londra, tra biblioteche, passeggiate e un mondo moderno che il Djinn osserva con stupore.

Ma qualcosa non funziona. La tecnologia contemporanea - onde, satelliti, segnali - indebolisce il Djinn, il cui corpo reagisce come se fosse fuori sintonia con il presente. Vederlo spegnersi costringe Alithea a fare i conti con ciò che ha davvero desiderato.

Il secondo desiderio serve a riaprire il dialogo, il terzo è il più doloroso: liberarlo definitivamente e permettergli di tornare nel Regno dei Djinn. Non è un addio rabbioso, ma un atto d’amore maturo. Alithea sceglie la libertà dell’altro, anche a costo della propria solitudine.

Tre anni dopo, Alithea ha scritto un libro che raccoglie tutte le storie ascoltate. In un parco londinese, rivede il Djinn, sano e sorridente. Camminano insieme, mano nella mano. Lui promette che tornerà, ancora e ancora. Il film non chiude con una fine netta, ma con una promessa: l’amore non sempre significa possesso, a volte è solo saper aspettare.

Dove è stato girato "Tremila anni di attesa"?

Una parte fondamentale del fascino del film passa dalle location, scelte con grande attenzione da George Miller.

Gran parte delle riprese si è svolta nel Nuovo Galles del Sud, in Australia. Le aree attorno a Sydney, come Melrose Park e Alexandria, sono state utilizzate per rappresentare la Londra contemporanea. Quartieri moderni ma eleganti, capaci di fondere realismo e atmosfera fiabesca. Non è la prima volta che Miller sfrutta questi luoghi: lo aveva già fatto per "Mad Max: Fury Road".

L’altra anima del film è Istanbul, girata realmente sul posto. Vicoli, mercati, scorci lungo il Bosforo e interni suggestivi restituiscono un senso di storia stratificata, perfetta per un racconto che attraversa i secoli. Anche se non ufficialmente confermato, alcune inquadrature richiamano fortemente Santa Sofia, usata come riferimento visivo più che come location dichiarata.

La scelta di girare davvero in Turchia rafforza l’autenticità del film, evitando l’effetto "cartolina finta" tipico di molte produzioni contemporanee.

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