Giorgia Meloni, premier italiana, sta valutando di partecipare al Forum Economico Mondiale di Davos in programma la prossima settimana, dal 19 al 23 gennaio.
Si tratta di un evento cruciale per i leader globali nonostante, in passato, la premier abbia criticato l'appuntamento etichettandolo come quello del "gotha mondialista".
Ma tant'è: la sua possibile presenza segna un'evoluzione nell'agenda diplomatica del presidente del Consiglio, in un contesto di instabilità economica e geopolitica.
La decisione di Meloni di recarsi a Davos risponde a esigenze strategiche per l'Italia, in un momento di rallentamento economico globale previsto dal World Economic Forum.
Per il 72% degli economisti, ci sarà un indebolimento dell'economia mondiale. Ma la premier mira a rafforzare la posizione italiana attraverso il dialogo pubblico-privato, essenziale per attrarre investimenti esteri.
Dopo aver disertato le edizioni precedenti, tutt'al più inviando qualche ministro di seconda fascia, a causa delle divergenze ideologiche con la finanza internazionale, Meloni ora vede quella di Davos come una piattaforma ricca di possibilità per difendere gli interessi nazionali.
Un fattore chiave, poi, è quello della gestione delle cosiddette supply chain globali, colpite da frammentazione geoeconomica e tensioni commerciali.
L'Italia, con la sua dipendenza dalle esportazioni manifatturiere, necessita di accordi bilaterali per stabilizzare catene inerenti vari settori, come evidenziato nelle anticipazioni WEF.
Inoltre, Meloni punta a posizionare Roma come hub per la transizione energetica europea, negoziando con ceo e leader su fondi per infrastrutture sostenibili e parità di genere nei progetti di sviluppo.
La scelta di Davos, quindi, riflette anche un pragmatismo politico: con la coalizione di governo stabile e l'Europa divisa su temi come AI e clima, partecipare all'appuntamento mondiale sulle ali svizzere permette di influenzare l'agenda internazionale senza isolare l'Italia.
Il tema guida del WEF 2026 sarà "A Spirit of Dialogue" e invita alla cooperazione in un'era di instabilità, con focus su innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile.
Fatto sta che Davos quest'anno darà l'occasione a Giorgia Meloni anche di confrontarsi con il presidente Trump sulla futura reggenza della Striscia di Gaza.
Quindi, non solo Intelligenza artificiale e digitalizzazione, ma anche la ricostruzione dei territori distrutti dalle guerre quest'anno reclamano in Svizzera la presenza del presidente del Consiglio.
Tutto, poi, si intreccerà con il tema della sostenibilità: le strategie per la crescita economica inclusiva, ESG e investimenti verdi si allineano con il Pnrr italiano, punto sul quale Meloni vuole accelerare progetti su rinnovabili e resilienza climatica.
La premier, infine, è interessata anche ad evitare una eccessiva frammentazione economica, con un gap incomìlmabile tra economie avanzate e emergenti. Questo, anche per tutelare le piccole e medie imprese italiane dalle crisi energetiche.
Infine, ci sarà il tema della collaborazione pubblico-privato su salute, post-pandemia e governance etica: a tal prpoosito, Meloni vorrà promuovere politiche eque, come quelle della parità di genere e dell'educazione di qualità, rafforzando l'immagine dell'Italia come attore affidabile nel G7.