C’è un cane, una Mustang del '69 e un uomo che aveva giurato di non uccidere mai più. "John Wick" parte così, in punta di piedi, e nel giro di pochi minuti diventa una delle vendette più iconiche della storia del cinema action.
Uscito nel 2014, il film ha rimesso Keanu Reeves al centro della scena e ha riscritto le regole del genere con uno stile elegante, coreografato e sorprendentemente malinconico. Non è solo un film d’azione: è un mondo con le sue regole, i suoi rituali e una mitologia che ha fatto scuola.
Per chi avesse vissuto su Marte fino a oggi e non sapesse nulla di "John Wick", ecco di che parla davvero, come finisce e dove è stato girato. Spoiler: le risposte sono molto più interessanti di quanto sembri.
"John Wick" è un thriller d’azione americano diretto da Chad Stahelski e scritto da Derek Kolstad. Keanu Reeves interpreta John Wick, un ex sicario leggendario che ha lasciato la violenza alle spalle per amore della moglie Helen.
Quando lei muore dopo una lunga malattia, John resta solo, sospeso in un lutto silenzioso. L’unico appiglio emotivo è Daisy, un cucciolo di beagle che Helen gli ha lasciato come ultimo regalo.
La miccia si accende a New York quando un gruppo di gangster russi, guidati da Iosef Tarasov, tenta di costringere John a vendere la sua Ford Mustang Boss 429 del 1969.
Al suo rifiuto segue un’irruzione notturna: John viene pestato, l’auto rubata e il cane ucciso. Non è solo una perdita materiale o affettiva, è la rottura definitiva di un equilibrio fragile.
Da qui il film cambia marcia. John recupera le armi del suo passato e rientra nel mondo criminale che lo conosce come "Baba Yaga", una figura mitologica più che un uomo.
Il padre di Iosef, Viggo Tarasov, boss della mafia russa, capisce subito la gravità dell’errore del figlio: John Wick non cerca soldi, non cerca potere, cerca giustizia personale.
La caccia attraversa night club, hotel di lusso come il Continental, luoghi neutri governati da regole ferree, e un sottobosco criminale fatto di monete d’oro, favori e silenzi. John affronta sicari, ex alleati e vecchi mentori, mentre la sua leggenda cresce col numero dei cadaveri.
Il tutto raccontato con un’estetica neo-noir e sequenze d’azione lunghe, fluide, senza montaggio frenetico.
Il finale di "John Wick" chiude il cerchio emotivo del film senza trasformarlo in una favola. Dopo aver rintracciato Iosef, John lo uccide senza enfasi, quasi senza rabbia. Non c’è catarsi spettacolare: la vendetta è un atto necessario, non liberatorio.
La morte di Iosef porta però a un’ulteriore perdita. Marcus, mentore e amico di John, viene scoperto e giustiziato da Viggo. È il prezzo finale del ritorno alla violenza. Quando John affronta Viggo al porto di New York, lo scontro è fisico, brutale e stanco.
Nessun supereroe, solo due uomini feriti. Viggo muore, ma John resta gravemente colpito.
Convinto di essere alla fine, John guarda un vecchio video sul telefono: Helen gli parla di casa, di futuro, di andare avanti. In un gesto che vale più di mille dialoghi, John si trascina fino a una clinica veterinaria, si cura da solo e salva un cucciolo di pitbull destinato all’eutanasia.
Il finale non parla di redenzione totale, ma di sopravvivenza. John non torna indietro, ma non è più solo.
Quel cane non sostituisce Daisy né Helen, ma rappresenta una possibilità di continuare. È un finale sospeso, malinconico, coerente con un personaggio che resta intrappolato tra ciò che era e ciò che non può più essere.
"John Wick" è stato girato quasi interamente a New York e dintorni, tra ottobre e dicembre 2013, con un budget compreso tra i 20 e i 30 milioni di dollari. Le riprese si sono svolte spesso di notte, con temperature rigide, contribuendo all’atmosfera cupa del film.
L’iconico Hotel Continental ha come esterno il Beaver Building, mentre gli interni sono stati girati in diversi edifici di Manhattan e Brooklyn, tra cui il Cunard Building, l’Hotel Wolcott e un caveau nel Financial District, rivestito di marmo per sembrare più lussuoso.
Il nightclub Red Circle è uno dei set più memorabili: l’esterno è il Surrogate’s Courthouse, l’interno l’Edison Theatre, mentre la spa sotterranea è l’Aire Ancient Baths, trasformata con luci rosse e blu per sembrare un inferno elegante.
Altre location includono il Brooklyn Navy Yard per il combattimento finale, il Calvary Cemetery, il Manhattan Bridge, il Bethesda Terrace and Fountain e varie zone tra Upper Nyack e il Republic Airport.
La scena della chiesa combina interni reali della chiesa di San Francesco Saverio con esterni girati tra New York e Los Angeles.
Queste scelte hanno contribuito a creare un mondo credibile, stratificato, dove la città diventa parte integrante del racconto.