La vittoria di Aryna Sabalenka al WTA di Brisbane avrebbe dovuto essere solo l’inizio trionfale della sua nuova stagione. Invece, la finale contro Marta Kostyuk si è trasformata in uno dei momenti più discussi del tennis femminile recente. Il risultato del campo è passato in secondo piano davanti a un gesto che ha fatto il giro del mondo: nessuna stretta di mano tra le due giocatrici.
Subito dopo l’ultimo punto, quando il protocollo sportivo prevede il saluto tra le finaliste, Kostyuk ha evitato Sabalenka. Nessun contatto, nessun sorriso, nessuna foto ufficiale insieme.
Il pubblico ha subito percepito che non si trattava di una semplice distrazione, ma di una scelta precisa. In pochi secondi la scena è diventata virale, trasformando la premiazione in un caso mediatico.
Nel suo intervento dopo la finale, la tennista ucraina ha spostato l’attenzione dalla partita alla situazione nel suo Paese. Ha parlato di una popolazione costretta a vivere senza elettricità e riscaldamento, con il freddo e i bombardamenti come realtà quotidiana.
Un racconto che ha commosso il pubblico e spiegato perché, per lei, in quel momento lo sport non potesse essere separato dalla tragedia che sta vivendo la sua nazione.
Il gelo tra Kostyuk e Sabalenka non nasce a Brisbane. Nelle scorse settimane, la giocatrice ucraina aveva sollevato polemiche sui presunti vantaggi fisici di alcune top player del circuito, facendo esplodere una discussione che aveva coinvolto anche la numero uno del mondo.
Da quel momento i loro incroci sono diventati sempre più carichi di tensione, e ogni partita tra le due è stata letta anche in chiave personale e politica.
Sul campo, Sabalenka ha fatto ciò che sa fare meglio: vincere. La bielorussa ha conquistato un altro titolo e ha confermato la sua superiorità nei confronti di Kostyuk.
Dopo il match ha mostrato indifferenza verso la mancata stretta di mano, ribadendo di pensare solo al tennis. Tuttavia, il modo in cui ha festeggiato è stato interpretato da molti come una provocazione indiretta, alimentando ulteriormente le polemiche.
La finale di Brisbane non verrà ricordata solo per il risultato, ma per il suo valore simbolico. Da una parte una campionessa che domina il circuito, dall’altra una giovane atleta che porta in campo il peso di una guerra ancora in corso.
In mezzo, un gesto semplice come una stretta di mano che non è arrivata e che ha trasformato una partita di tennis in un evento carico di significati molto più grandi.