Il narcotraffico in America Latina è un fenomeno complesso, spesso raccontato in modo superficiale e semplificato. Nell’intervista rilasciata a TAG24, Mattia Fossati, esperto di Sud America e dinamiche del narcotraffico, chiarisce i legami reali tra Colombia e Venezuela e il ruolo strategico di Caracas nelle rotte della cocaina. Un’analisi che aiuta a comprendere il contesto che ha portato gli Stati Uniti di Donald Trump ad accusare e arrestare Nicolas Maduro, andando oltre la propaganda e le letture ideologiche.
Secondo Mattia Fossati, uno degli errori più comuni nel dibattito pubblico è ignorare la geografia del narcotraffico colombiano.
La produzione di coca si concentra in aree precise: una fascia meridionale vicino all’Ecuador, una settentrionale verso la costa caraibica e soprattutto la regione del Catatumbo, nel Nord di Santander, al confine diretto con il Venezuela.
Qui i trafficanti attraversano la frontiera per usare piste aeree clandestine in Venezuela, e ciò avverrebe, secondo Fossati, grazie alla maggiore "permeabilità corruttiva" delle forze armate di Caracas.
È in questo contesto che prende forma il cosiddetto Cartel de los Soles. Fossati spiega che gli Stati Uniti sostengono da anni l’esistenza di una rete di narcotraffico gestita da settori dell’esercito venezuelano. "Questo cartello è nato a livello locale" e non come un’organizzazione centralizzata. Ha aggiunto che i narcotrafficanti colombiani inizialmente pagavano i militari venezuelani in dollari per usare piste clandestine, anche militari. Successivamente, come rivelato da collaboratori di giustizia, "questo pagamento non avveniva più con i dollari, ma avveniva con partite di cocaina".
Parlando di quanto accaduto negli anni, Fossati sottolinea che non a caso Hugo Chávez, tra il 2002 e il 2003, rimosse gran parte dell’alto comando militare, sostituendolo con uomini fidati, sembrerebbe proprio per controllare questi traffici.
Secondo Mattia Fossati, l'arresto da parte degli USA di Maduro lascia comunque il regime bolivariano intatto, la cattura del presidente non ha smantellato il sistema.
Il Venezuela resta, per l'esperto, un nodo centrale del narcotraffico regionale, non come punto di arrivo finale ma come piattaforma logistica.