10 Jan, 2026 - 17:15

Le nuove armi della Terza Guerra Mondiale: attacchi hacker, terrorismo online. I numeri choc del 2025

Le nuove armi della Terza Guerra Mondiale: attacchi hacker, terrorismo online. I numeri choc del 2025

Secondo molti analisti la terza guerra mondiale è già iniziata, ed è un conflitto che non si combatte con armi istituzionali ma è una guerra ibrida combattuta soprattutto sul web, o per meglio dire sul dark web. 

Il report 2025 della polizia postale sul cyberterrorismo e la cybersicurezza conferma gli allarmi lanciati dal Ministero della Difesa italiano e dagli organismi di controllo europei e internazionali. 

Le minacce alla sicurezza nazionale arrivano dalla rete, nelle cui maglie si infiltrano hacker e gruppi terroristici per progettare attentati, lanciare attacchi alle infrastrutture strategiche dei paesi, ma anche manipolare l'opinione pubblica con la diffusione massiccia di informazioni false, o interferendo con il regolare svolgimento delle elezioni democratiche. 

Oltre 500 i contenuti web oscurati dagli agenti della polizia postale negli ultimi 12 mesi legati a minacce ibride e terrorismo. Oltre 9 mila attacchi informatici subiti dall'Italia con quasi 50 mila alert del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche.

Uno sciame ininterrotto di minacce alla sicurezza nazionale.

Cyberterrorismo: 533 contenuti oscurati e 227 mila monitorati, l’offensiva passa dal web

Nel 2025 il fronte del terrorismo si è spostato sempre più online. Secondo il Report annuale della Polizia Postale, 227.375 contenuti web sono stati monitorati nell’ambito delle attività di contrasto al cyberterrorismo, con 533 contenuti oscurati perché riconducibili a propaganda, istigazione o minacce terroristiche.

L’azione investigativa ha portato a 54 persone indagate, confermando il legame sempre più stretto tra radicalizzazione e dimensione digitale.

La rete – e in particolare i circuiti meno visibili del web – è diventata uno spazio operativo dove gruppi estremisti reclutano, pianificano e diffondono messaggi di odio.

Un fenomeno alimentato dall’aumento delle minacce ibride legate alle tensioni geopolitiche internazionali, che ha avuto ricadute dirette sulla sicurezza interna del Paese, trasformando il cyberspazio in un nuovo teatro di guerra permanente.

Cybersicurezza sotto assedio: 9.250 attacchi hacker e oltre 49 mila alert alle infrastrutture critiche

Il 2025 fotografa un’Italia sottoposta a una pressione cibernetica costante.

Sono state 9.250 le casistiche di attacchi informatici registrate nel corso dell’anno, mentre il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic) ha diramato oltre 49.000 alert per prevenire offensive ai sistemi strategici nazionali.

Nel mirino degli hacker finiscono reti energetiche, trasporti, comunicazioni, sanità e pubblica amministrazione.

Il Cnaipic, punto di contatto nazionale e internazionale, ha gestito 47 richieste di cooperazione estera, contribuendo all’identificazione e al deferimento di 169 soggetti coinvolti in attività criminali transnazionali.

Particolarmente delicata anche la protezione dei grandi eventi: durante il Giubileo sono state attivate war room dedicate, a dimostrazione di come la sicurezza fisica e quella digitale siano ormai inseparabili.

La guerra invisibile: 51.560 casi, 293 arresti e migliaia di denunce

I numeri complessivi restituiscono l’immagine di uno scontro continuo e diffuso. Nel solo 2025 la Polizia Postale ha trattato 51.560 casi di criminalità informatica, con 293 arresti, 7.590 persone denunciate e 2.157 perquisizioni su tutto il territorio nazionale.

Ransomware, frodi online, reati contro la persona, attacchi alle infrastrutture critiche e cyberterrorismo compongono un mosaico di minacce che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e sulla tenuta dei servizi essenziali.

La risposta dello Stato passa da prevenzione, investigazione avanzata e cooperazione internazionale, ma il quadro che emerge è chiaro: la terza guerra mondiale non si combatte solo con carri armati e missili, ma con codice, reti e disinformazione. Una guerra silenziosa, continua, che corre veloce nelle maglie del web.

 

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