In un’intervista televisiva, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la possibilità di avviare operazioni terrestri in Messico contro i cartelli della droga. Le dichiarazioni arrivano in un contesto di acceso dibattito interno negli Stati Uniti sui limiti costituzionali dell’uso della forza militare all’estero.
Donald Trump ha dichiarato, in un’intervista a Sean Hannity su Fox News, che le forze statunitensi avrebbero avviato operazioni di terra in Messico per colpire i cartelli della droga, dopo mesi di attacchi navali.
Sebbene il leader americano non abbia fornito dettagli sulle tempistiche o sulla portata degli attacchi terrestri citati, le sue parole, arrivate pochi giorni dopo l’operazione in Venezuela che ha portato all’arresto del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, hanno avuto risonanza anche al di fuori dei confini statunitensi.
I cartelli controllano il Messico, è molto triste vedere cosa è successo a quel Paese”, ha affermato Trump, aggiungendo: “Ogni anno nel nostro paese uccidono 250.000, 300.000 persone".
Dopo l’inizio del suo secondo mandato, il 20 gennaio 2025, il presidente americano ha aumentato la pressione su diversi partner storici, tra cui il Messico, in particolare sui temi del flusso migratorio e del traffico di droga. Nel febbraio 2025, l’amministrazione statunitense ha designato sei cartelli messicani come organizzazioni terroristiche straniere.
Mentre Trump ha intensificato le sue critiche, la presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha più volte ribadito la sovranità del paese.
Città del Messico è un importante partner commerciale di Washington e gli analisti sottolineano che qualsiasi azione militare sul territorio messicano senza il consenso dell’amministrazione messicana costituirebbe una violazione del diritto internazionale.
L’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio 2026 ha già acceso un ampio dibattito sulle questioni legali. L’8 gennaio il Senato ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra per bloccare ulteriori azioni militari in Venezuela senza l’approvazione del Congresso. La misura, sostenuta anche da alcuni esponenti repubblicani, rappresenta un segnale politicamente rilevante, pur restando in gran parte simbolico.