Per finanziare l'aumento al 5% del pil delle spese per la difesa, così da rispettare l'impegno preso con la Nato a giugno - senza intaccare welfare, sanità e altri capitoli della finanza pubblica - il governo sta valutando l'attivazione di una clausola di garanzia che, per essere applicata, richiede uno scostamento di bilancio da votare in Parlamento.
Questo in sintesi quando emerso ieri - giovedi 8 gennaio 2026 - dall'intervento del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, al question time al Senato.
Il titolare del Dicastero dell'Economia è intervenuto nell'aula di Palazzo Madama per rispondere ad un interrogazione presentata dal senatore del Mavimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli.
Le parole di Giorgetti hanno aperto un nuovo fronte di scontro con l'opposizione e soprattutto con i pentastellati contrari all'aumento delle spese per il riarmo e che hanno annunciato l'intenzione di “alzare le barricate” in Parlamento.
Il ministro dell'Economia ha spiegato che per aumentare questi fondi bisogna aspettare i dati ufficiali sul deficit del 2025.
L'Istat comunicherà questi dati a marzo alla Commissione europea. Se il deficit (cioè quanto spendiamo in più di quanto incassiamo) sarà sotto il 3% del Pil, l'Italia escirà dalla "procedura per deficit eccessivo" e avrà più flessibilità nel bilancio.
Grazie a questa uscita, si potrà aumentare la spesa per difesa gradualmente: fino a mezzo punto percentuale in più sul Pil entro tre anni, senza tagliare i fondi per le priorità sociali come sanità o welfare.
Ha spiegato Giorgetti che poi ha anche chiarito come il governo intenda procedere: useranno una "clausola di salvaguardia", che permette di spendere di più solo per difesa, senza toccare il resto.
L'attivazione della clausola di salvaguardia però necessita di un scostamento di bilancio che deve essere approvato dal Parlamento.
La clausola di salvaguardia è, infatti, uno strumento legato (ma indipendente) al piano europeo "Safe" (Security Action For Europe), che vale fino a 14,9 miliardi per l'Italia ma che ancora non è stata approvata.
"Trattandosi di una flessibilità in deroga", la sua attivazione non richiederebbe la pubblicazione di un nuovo piano, ma "implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento, da approvare previo coinvolgimento dello stesso".
ha sottolineato il ministro dell'Economia.
La clausola si usa in casi eccezionali, come la crisi geopolitica attuale (guerra in Ucraina ecc.), e permette di deviare temporaneamente dal piano di spesa netto, con l'ok del Consiglio Ue.
Tutto resta nei limiti fissati dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp), senza superare certi tetti sul Pil. In pratica, dà flessibilità extra per la difesa senza creare nuovo debito incontrollato.
L'ipotesi di uno scostamento di bilancio è stata definita 'una follia' dal capogruppo M5s al Senato, Stefano Patuanelli.
Ha detto Patuanelli che ha accusato il governo di stare 'ipotecando le risorse del Paese'.
conclude Patuanelli.
Nel #questiontime di oggi, il nostro @SPatuanelli Patuanelli ha chiesto al Ministro dell’Economia, Giorgetti, di comunicare quali siano le risorse finanziarie che il Governo intende utilizzare per l’incremento della spesa militare italiana.https://t.co/pGJBtRzFXW
— M5S Senato (@M5S_Senato) January 8, 2026
Scrivono in una nota i capigruppo M5s delle commissioni Difesa e Politiche Ue di Camera e Senato Bruno Marton, Arnaldo Lomuti, Filippo Scerra e Gisella Naturale.
Concludono i pentastellati.