Negli ultimi anni il disagio psicologico tra i giovani è emerso come uno dei temi sociali più urgenti, anche se continua a rimanere in parte nascosto. Ansia, depressione, stress e senso di inadeguatezza colpiscono un numero crescente di studenti e giovani lavoratori, spesso senza che vi sia un riconoscimento esplicito del problema.
La difficoltà principale risiede nel fatto che il malessere mentale non sempre è visibile. Molti giovani continuano a studiare, lavorare e partecipare alla vita sociale, pur vivendo una condizione di sofferenza interiore che viene minimizzata o ignorata. In una società che valorizza la performance e la produttività, ammettere una fragilità psicologica è ancora percepito come un segno di debolezza.
Università, pressione e aspettative elevate
L’ambiente universitario, pur rappresentando un luogo di crescita e formazione, può trasformarsi in una fonte significativa di pressione. Scadenze, esami, competizione e aspettative familiari contribuiscono a creare un clima di stress costante, soprattutto in assenza di adeguati strumenti di supporto.
Molti studenti vivono il percorso accademico come una corsa contro il tempo, in cui il valore personale sembra dipendere esclusivamente dai risultati ottenuti. Questa dinamica alimenta ansia da prestazione e paura del fallimento, rendendo difficile vivere l’università come un’esperienza formativa completa, che tenga conto anche del benessere emotivo.
Il ruolo dei social network nel malessere giovanile
I social network giocano un ruolo ambivalente nel rapporto con la salute mentale. Da un lato rappresentano spazi di condivisione e informazione, dall’altro contribuiscono a rafforzare modelli di successo e felicità spesso irrealistici. Il confronto continuo con vite apparentemente perfette può accentuare sentimenti di inadeguatezza e isolamento.
Per molti giovani, la costruzione dell’identità passa anche attraverso l’approvazione online, misurata in like e visualizzazioni. Questo meccanismo rischia di legare l’autostima a parametri esterni, aumentando la vulnerabilità emotiva. Il risultato è una maggiore difficoltà nel distinguere tra realtà e rappresentazione, con effetti negativi sul benessere psicologico.
Chiedere aiuto: tra stigma e difficoltà di accesso
Nonostante la crescente attenzione al tema della salute mentale, chiedere aiuto resta un passo difficile per molti giovani. Lo stigma sociale, la paura di essere giudicati o di non essere compresi rappresentano ostacoli significativi. A ciò si aggiungono spesso difficoltà pratiche, come liste d’attesa lunghe o servizi di supporto insufficienti.
Negli ultimi anni alcune università hanno introdotto sportelli di ascolto e servizi psicologici, ma la domanda supera spesso l’offerta. Rendere il supporto psicologico accessibile e continuativo è fondamentale per affrontare un’emergenza che non può più essere ignorata.
Verso una nuova cultura del benessere mentale
Affrontare il disagio psicologico giovanile significa promuovere un cambiamento culturale profondo. È necessario superare l’idea che il benessere mentale sia un tema secondario rispetto al successo accademico o professionale. La salute psicologica deve essere riconosciuta come parte integrante della qualità della vita.
Università, istituzioni e società civile hanno la responsabilità di creare ambienti più inclusivi e attenti alle fragilità. Parlare apertamente di salute mentale, investire in prevenzione e supporto e valorizzare il benessere emotivo sono passi essenziali per costruire un futuro più equilibrato per le nuove generazioni.
A cura di Matilde Fastella