08 Jan, 2026 - 16:59

Dati Istat, Meloni esulta e manda in tilt la sinistra: disoccupazione in calo e occupazione in crescita, ma è davvero così?

Dati Istat, Meloni esulta e manda in tilt la sinistra: disoccupazione in calo e occupazione in crescita, ma è davvero così?

Gli ultimi dati Istat sull'andamento dell'occupazione in Italia lavoro hanno riacceso il dibattito sulle condizioni del lavoro in Italia.

Ad accendere a polemica politica, invece, sono state le parole della premier Giorgia Meloni che ha rivendicato il successo sui social:

"Gli ultimi dati Istat confermano un segnale importante: la disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni e, su base annua, l’occupazione continua a crescere."

Ha scritto la presidente del Consiglio, che poi ha anche aggiunto: 

"Il Governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro. Avanti su questa strada."

La sua lettura è giusta? No secondo il centrosinistra che accusa il governo di fare la solita 'propaganda'.

Ecco allora cosa dicono davvero i numeri dell'Istat.

Istat, l'occupazione: cresce su base annua, ma calano i dati mensili

Secondo l’Istat, a novembre 2025 il numero di occupati in Italia ha superato quello dello stesso mese del 2024 di 179 mila unità (+0,7%). La crescita interessa uomini e donne, i 25-34enni e gli over 50, mentre nelle altre fasce di età si registrano cali. Il tasso di occupazione annuale sale di 0,3 punti percentuali.

Tuttavia, rispetto al mese precedente, il quadro è meno positivo: gli occupati diminuiscono di 34 mila unità (-0,1%). A soffrire sono soprattutto donne, lavoratori a termine e autonomi, oltre a due fasce d’età (15-24 e 35-49 anni). I dipendenti permanenti restano sostanzialmente stabili. Il tasso di occupazione mensile cala quindi allo 62,6% (-0,1 punti).

Disoccupazione: i dati confermano un calo, ma preoccupa l'aumento degli inattivi

A novembre il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), mentre quello giovanile cala al 18,8% (-0,8 punti). Contemporaneamente, però, il tasso di inattività aumenta al 33,5% (+0,2%).

L’Istat segnala che la diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-30 mila unità, -2,0%) riguarda uomini, donne e quasi tutte le fasce d’età, tranne i 25-34enni, per i quali il numero dei disoccupati è in leggero aumento. Questo dettaglio indica che, nonostante il calo generale della disoccupazione, alcune categorie di giovani rimangono in difficoltà.

Le parole di Meloni alla prova dei dati e le accuse di 'propaganda'

Se si guarda al dato annuale, le dichiarazioni della premier trovano conferma: la disoccupazione scende e l’occupazione cresce. Su base annua, il mercato del lavoro italiano mostra segnali di solidità.

Ma i dati mensili ricordano che il quadro è più complesso. La flessione degli occupati a novembre e l’aumento degli inattivi evidenziano fragilità nel breve termine, soprattutto tra lavoratori a termine, autonomi e giovani adulti.

In sintesi, l’Istat conferma il trend positivo citato dalla premier: l’occupazione cresce e la disoccupazione è ai livelli più bassi mai registrati.

La lettura di Meloni è quindi corretta se ci si concentra sul dato annuale, ma presenta inesattezze se si considerano i dati nel complesso, compresi quelli dell'inattività come fa notare il Dario Carotenuto, capogruppo del M5s in Commissione lavoro alla Camera. 

virgolette
Anno nuovo, propaganda vecchia. Peccato che Meloni e Calderone tacciano sui 12,4 milioni di inattivi, di cui 7 milioni 841mila donne, ossia individui che non studiano né lavorano ma che non vengono conteggiati fra i disoccupati perché un impiego neppure lo cercano. Numeri che indicano il fallimento del governo sulle politiche attive. L’ultimo insuccesso su tale fronte è una fantomatica app, che nessuno utilizza malgrado i 250mila euro di soldi pubblici spesi dal ministero di Calderone per farla conoscere. Quando la finiranno con queste bufale? Pure gli italiani, ormai, hanno imparato a riconoscerle. 
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