08 Jan, 2026 - 16:08

Giovani e precarietà: lavorare oggi senza certezze

In collaborazione con
Matilde Fastella
Giovani e precarietà: lavorare oggi senza certezze

Negli ultimi anni il mondo del lavoro ha subito trasformazioni profonde che hanno inciso in modo particolare sulle nuove generazioni. Per molti giovani, soprattutto neolaureati, l’ingresso nel mercato del lavoro non coincide più con l’ottenimento di una stabilità economica e professionale, ma con un percorso lungo e frammentato fatto di contratti a termine, stage e collaborazioni occasionali.

La precarietà non è più una fase temporanea, bensì una condizione strutturale. I contratti a tempo indeterminato sono sempre più rari, mentre aumentano forme di impiego flessibile che spesso non garantiscono tutele adeguate. Questo scenario rende difficile costruire una traiettoria professionale coerente e duratura, alimentando un senso diffuso di incertezza.

Stage, tirocini e lavori sottopagati: il prezzo dell’esperienza

Uno degli aspetti più critici della precarietà giovanile riguarda il valore attribuito all’“esperienza”. Sempre più spesso ai giovani viene richiesto di accumulare competenze attraverso stage e tirocini, molti dei quali non retribuiti o pagati in modo insufficiente. L’idea che l’esperienza possa sostituire il salario rischia di normalizzare forme di sfruttamento, soprattutto nei settori più competitivi.

Per gli studenti universitari e i neolaureati, questo meccanismo si traduce in una prolungata dipendenza economica dalle famiglie e in una difficoltà concreta nel raggiungere l’autonomia. Il paradosso è evidente: più aumenta il livello di istruzione, più si allunga il tempo necessario per ottenere una reale indipendenza economica.

L’impatto psicologico della precarietà sulle nuove generazioni

La precarietà lavorativa non è solo una questione economica, ma ha conseguenze profonde anche sul piano psicologico. L’assenza di certezze, l’impossibilità di fare progetti a lungo termine e il continuo confronto con modelli di successo irrealistici generano ansia, stress e senso di frustrazione.

Molti giovani vivono una condizione di sospensione: studiano, lavorano, si formano continuamente, ma senza la percezione di un avanzamento reale. Questo stato di instabilità influisce sull’autostima e sulla percezione del proprio valore, contribuendo a un diffuso malessere emotivo che spesso resta invisibile.

Progettare il futuro diventa sempre più difficile

La precarietà incide anche sulle scelte di vita. Comprare casa, mettere su famiglia o semplicemente pianificare il proprio futuro diventano obiettivi rimandati, quando non del tutto abbandonati. La mancanza di una sicurezza economica stabile porta molti giovani a vivere nel presente, rinunciando a progettualità di lungo periodo.

Questo fenomeno non riguarda solo le scelte individuali, ma ha effetti sociali più ampi: calo della natalità, aumento delle disuguaglianze generazionali e crescente sfiducia nelle istituzioni. Il lavoro, da strumento di emancipazione, rischia di trasformarsi in una fonte costante di precarietà e insicurezza.

Ripensare il lavoro: una sfida sociale e culturale

Affrontare il tema della precarietà giovanile significa interrogarsi sul modello di lavoro e di sviluppo che caratterizza la società contemporanea. Non si tratta solo di creare più posti di lavoro, ma di garantire occupazioni dignitose, in grado di valorizzare le competenze e offrire prospettive concrete.

Università, istituzioni e imprese sono chiamate a un ruolo attivo nel colmare il divario tra formazione e lavoro, promuovendo politiche che favoriscano l’inserimento stabile dei giovani. Ridare centralità al lavoro come elemento di dignità e realizzazione personale è una delle sfide più urgenti per il futuro delle nuove generazioni.

A cura di Matilde Fastella

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