08 Jan, 2026 - 15:03

La malinconia che arriva a fine dicembre

In collaborazione con
Francesca Labrozzi
La malinconia che arriva a fine dicembre

C’è un momento preciso, spesso subito dopo le feste, in cui qualcosa cambia. Le luci restano accese, ma sembrano meno brillanti. Le giornate scorrono più lente, il rumore si abbassa, e dentro compare una malinconia sottile, difficile da spiegare. Non è tristezza vera e propria. E’ una sensazione morbida, a volte silenziosa, che accompagna la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. E, soprattutto, è molto più comune di quanto pensiamo.

Quando il rumore si spegne

Dicembre è un mese carico di aspettative, impegni, incontri, bilanci emotivi. Per settimane viviamo in una sorta di sospensione: cene, messaggi, auguri, progetti, promesse. Poi, all’improvviso, tutto si ferma. Dopo il Natale e il Capodanno, il calendario si svuota.

Gli appuntamenti diminuiscono, le conversazioni si diradano, la routine torna a farsi sentire. E’ proprio in questo spazio che la malinconia trova posto. Non perché qualcosa vada male, ma perché il passaggio è brusco. Dalla pienezza alla quiete, senza un vero accompagnamento.

Il bilancio emotivo di fine anno

Fine dicembre è il momento dei bilanci, anche quando non li cerchiamo. Ci confrontiamo con l’anno appena trascorso: cosa è cambiato, cosa è rimasto uguale, cosa avremmo voluto fosse diverso. Questo sguardo indietro può essere tenero, ma anche un po' nostalgico.

La malinconia nasce spesso da qui: dal riconoscere il valore del tempo vissuto, proprio perché è passato. Non sempre l’anno si è chiuso come immaginavamo. Alcuni obiettivi sono rimasti in sospeso, alcune relazioni non hanno preso la direzione sperata. Accorgersene non è un fallimento: è consapevolezza. E la consapevolezza a volte ha il colore della malinconia.

Siamo abituati a pensare che ogni emozione “bassa” vada corretta, risolta, superata. Ma la malinconia di fine dicembre non è un errore da aggiustare. La malinconia non blocca: accompagna. Segnala un passaggio, una transizione.

E’ l’emozione che ci permette di lasciare andare ciò che è stato, senza rinnegarlo. Accoglierla significa riconoscere che qualcosa ha avuto valore. In questa malinconia c’è anche gratitudine: per le persone incontrate, per i momenti vissuti, per ciò che ha lasciato un segno. Non è solo ciò che manca, ma ciò che è stato importante.

Perché gennaio sembra sempre più lungo

Gennaio arriva con meno promesse e più realtà. Le giornate sono corte, il clima è più rigido, l’entusiasmo delle feste è lontano. Il ritorno alla normalità non è qualcosa di negativo, ma il contrasto con l’intensità di dicembre lo rende più evidente. Serve tempo per riabituarsi, per ritrovare il proprio ritmo. Contrariamente a quanto si dice, iniziare qualcosa di nuovo non è sempre energizzante. A volte è faticoso, lento, incerto. E va bene così. 

La malinconia di fine dicembre può diventare uno spazio utile, se smettiamo di scacciarla. Non serve riempire subito ogni vuoto. Questo tempo può essere dedicato all’ascolto, alla cura, alla gentilezza verso sé stessi. Non tutto deve partire il primo gennaio. Alcune cose hanno bisogno di sedimentare, di trovare forma con calma.

La malinconia che arriva a fine dicembre non è un segnale di debolezza, ma una risposta naturale a un tempo che non cambia. E’ il modo in cui la mente e il cuore si adattano alla fine di un ciclo. Accoglierla significa concedersi il diritto di sentire, senza giudizio. Perché dentro quella malinconia c’è anche spazio per la quiete, per il senso, per un inizio più gentile. E forse il nuovo anno non ha bisogno di entusiasmo forzato, ma di presenza, pazienza e un po' di luce che cresce lentamente. 

A cura di Francesca Labrozzi

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