08 Jan, 2026 - 12:28

Venezuela, cosa dirà Tajani nell’informativa in Parlamento? La strategia concordata con FdI

Venezuela, cosa dirà Tajani nell’informativa in Parlamento? La strategia concordata con FdI

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani prepara l’informativa al Parlamento, che dovrebbe tenersi il prossimo 13 gennaio.

Ancor prima dei contenuti, è la stessa data dell’informativa — non ancora ufficializzata — ad aver acceso il dibattito tra le opposizioni, secondo le quali il ministro, insieme alla premier Giorgia Meloni, avrebbe dovuto riferire in aula ben prima, già nelle ore successive all’intervento statunitense in Venezuela.

Al centro dell’informativa, il dossier venezuelano, la liberazione di Alberto Trentini e la posizione dell’Italia a fronte delle mire di Donald Trump sulla Groenlandia.

Governo sceglie la prudenza sul Venezuela

Fino alle comunicazioni, la linea del governo rimarrà improntata alla prudenza e sarà basata sul sostegno all’azione americana — a cui l’Esecutivo ha riconosciuto un carattere “difensivo”, data la minaccia ibrida rappresentata dal narcotraffico — e sulla condanna del regime di Nicolás Maduro.

Per il futuro del Venezuela, il Governo sosterrà la necessità di una transizione democratica a beneficio del popolo, con particolare attenzione alla nutrita comunità italiana lì residente (sono 160mila i cittadini registrati nei consolati di Caracas e Maracaibo). 

Sul fronte dei connazionali, l’attenzione del Governo, coadiuvato dall’intelligence, è rivolta alla liberazione dei prigionieri politici italiani detenuti nelle carceri venezuelane.

Tra loro c’è Alberto Trentini, cooperante italiano detenuto senza accuse nel Paese dal 15 novembre 2024. Per la liberazione del cooperante e degli altri italiani, la Farnesina conta sull’aiuto degli Stati Uniti, che sarebbe stato confermato dallo stesso segretario di Stato americano Marco Rubio in un colloquio con il ministro.

Ancora incerta, invece, la posizione che il Governo intenderà esprimere sulla Groenlandia.

Il dossier di Fratelli d’Italia sul Venezuela

Un’anticipazione della linea che il ministro Tajani potrà tenere sulla situazione in Venezuela, a nome del Governo, nell’informativa al Parlamento del prossimo 13 gennaio — se la data sarà confermata — arriva da un dossier interno prodotto dagli uffici di Fratelli d’Italia e inviato ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, con lo scopo di dettare la “linea” del partito sull’intricato dossier internazionale.

Il documento parte anzitutto dalle motivazioni del blitz, ricordando come Maduro e la moglie siano stati incriminati negli Stati Uniti per “cospirazione per narcotraffico e terrorismo” e per il possesso di armi ed esplosivi da “usare contro gli Stati Uniti”.

L’attenzione di FdI si concentra poi sugli schieramenti in campo: contro il blitz statunitense si sono schierati tutti i partner storici del Venezuela che, di converso, sono nemici dichiarati dell’Occidente — Russia, Iran e Cuba.

Il governo punta sull’illegittimità di Maduro

Nel dossier di Fratelli d’Italia vengono poi illustrate le condizioni politiche interne che rendono evidente la critica a Maduro e, di conseguenza, il supporto all’operazione che ne ha determinato la caduta.

Maduro, si legge, ha mantenuto il potere tramite “elezioni farsa”, già “respinte da Onu, Ue e gran parte della comunità internazionale”. La stessa Fratelli d’Italia, allora non partito di governo, nel 2019 prese posizione contro quel voto, chiedendo il riconoscimento di Juan Guaidó come presidente legittimo.

Anche nel 2024, ricorda il dossier, il governo Meloni aveva chiaramente affermato di non riconoscere la vittoria elettorale di Maduro, indicando invece come presidente legittimo, “democraticamente eletto”, Edmundo González Urrutia, vice di María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, premio Nobel per la pace lo scorso anno.

La denuncia per la violazione dei diritti umani

Infine, tra le ragioni per sostenere l’intervento statunitense, vi è per Fratelli d’Italia le condizioni del popolo venezuelano. Il documento sottolinea la crisi umanitaria in corso da anni in Venezuela, con milioni di persone ridotte alla fame a causa di un’“inflazione fuori controllo” e di un regime corrotto che ha affamato “un Paese potenzialmente ricchissimo”.

Oltre alle privazioni materiali, il popolo venezuelano avrebbe poi subito, negli anni del regime di Maduro, la “sistematica soppressione dei diritti umani”, con “violazioni sistematiche delle libertà fondamentali” da parte di un “regime criminale e spietato”, sopravvissuto grazie a “repressione e narcotraffico”.

Governo e maggioranza pronti allo scontro

Il passaggio in Parlamento di Tajani si preannuncia acceso, specialmente nel confronto con i partiti di minoranza. Le opposizioni, in questi giorni, hanno usato la vicenda venezuelana per sottolineare la “subalternità” di Meloni alle politiche di Donald Trump, specialmente dopo le minacce rivolte dal presidente statunitense all’indipendenza della Groenlandia.

La maggioranza, invece, attaccherà certamente la postura dei partiti di opposizione — Pd, M5S e Avs — che, nel criticare l’intervento Usa, si sono "posti con i governi autoritari”, non condannando il regime di Maduro “che tortura e uccide gli oppositori, affama il popolo e froda le elezioni”.

Un assaggio di questa strategia emerge chiaramente dal dossier. “La sinistra italiana e Maurizio Landini si indignano ora”, si legge, “ma sono gli stessi che tra le loro fila hanno elementi spiccatamente filoputiniani e che strizzano l’occhio ai filo-Hamas”. 

 

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