Per Marco Travaglio non c'è alcun problema a leggere il cartello affisso nella stazione di Milano dal comitato per il No al referendum sulla giustizia, quello con lo slogan "vorreste giudici che dipendono dalla politica?"
La riforma Nordio, l'oggetto del referendum, non prevede alcun assoggettamento dei magistrati all'esecutivo, ma solo il rafforzamento della terzietà del giudice nei processi davanti ad accusa e difesa.
Ma tant'è: chi, come Travaglio, è contro la riforma, teme che in futuro possa esserci. Per questo trova giusto anche lo slogan fake che sta scatenando tante polemiche.
Ma cosa ha scritto il direttore del Fatto Quotidiano contro "i trombettieri del sì"?
Travaglio sostiene che se la si mettesse così, per la campagna referendaria della riforma costituzionale del 2016, Renzi e Boschi meriterebbero l'ergastolo.
Ma tant'è: il direttore del Fatto oggi se la prende anche con Antonio Di Pietro, reo di battersi per il sì e di aver "strillato" che quelli del no "truccano le carte".
Eppure, Travaglio sostiene che al posto della "schiforma" Nordio, "per evitare i passaggi da pm a giudice e viceversa, bastava una legge ordinaria":
Ecco: per il direttore, si poteva intervenire chirurgicamente per affrontare i problemi che la riforma Nordio vuole risolvere:
Per Travaglio, se la riforma passasse, infatti, basterà una legge ordinaria "per vietare al pm di acquisire le notizie di reato di sua iniziativa; per levargli la direzione della polizia giudiziaria, gerarchicamente sottoposta al governo; e soprattutto per far dettare ogni anno dal Parlamento alle Procure l'agenda dei reati da perseguire e da ignorare":
Tutto questo saggio di dietrologia per avallare (anche) un manifesto con uno slogan fake.