08 Jan, 2026 - 08:30

Garanzie di sicurezza per l’Ucraina, il premier britannico promette il voto del Parlamento: non mancano le divisioni

Garanzie di sicurezza per l’Ucraina, il premier britannico promette il voto del Parlamento: non mancano le divisioni

Il possibile invio di truppe occidentali in Ucraina apre un nuovo capitolo nel dibattito sulle garanzie di sicurezza post-conflitto. Regno Unito e Francia valutano il loro ruolo, mentre emergono posizioni politiche divergenti a Londra.

Discussioni sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina

Mentre proseguono le discussioni sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina nel caso in cui si raggiunga un accordo per porre fine al conflitto, il Regno Unito e la Francia hanno dichiarato di essere pronti a inviare truppe sul suolo ucraino.

Starmer ha spiegato ai parlamentari britannici che i soldati condurrebbero “operazioni di deterrenza”. Ha inoltre aggiunto che il personale dispiegato avrebbe il compito di proteggere i nuovi centri militari che gli alleati stanno progettando in Ucraina.

Sebbene il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron abbiano firmato una dichiarazione di intenti trilaterale insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, non è stato immediatamente specificato quanti soldati verrebbero impiegati.

Ruolo del Parlamento britannico e prassi istituzionale

Il premier britannico ha promesso che i parlamentari avrebbero avuto diritto di voto sull’impiego dei soldati britannici in Ucraina, senza però entrare nei dettagli operativi.

“Se le truppe dovessero essere schierate in base alla dichiarazione firmata, sottoporrei la questione al voto della Camera”, ha dichiarato Starmer.

Il primo ministro ha inoltre affermato che rispetterà la prassi recente e che avrebbe sottoposto la questione del dispiegamento legale “a questa Camera per un dibattito preventivo e per una votazione su tale dispiegamento”.

Nel sistema politico britannico, la decisione di impiegare le forze armate all’estero rientra formalmente nelle prerogative dell’esecutivo ed è presa dal primo ministro, senza un obbligo giuridico di approvazione parlamentare. Tuttavia, nel tempo si è affermata una prassi non scritta che riconosce al Parlamento un ruolo politico rilevante, prevedendo che i deputati possano esaminare, discutere ed eventualmente votare sulle principali operazioni militari, soprattutto quando comportano un coinvolgimento prolungato o di ampia portata.

Le critiche di Nigel Farage e le condizioni per un eventuale sostegno

Il leader del partito populista di destra Reform UK, Nigel Farage, ha dichiarato a Politico di respingere i piani di invio delle truppe britanniche in Ucraina dopo il raggiungimento di una tregua.

Farage ha spiegato che, pur non essendo un pacifista, non può sostenere il piano così com’è, ritenendolo incompleto e poco sostenibile senza un aumento della spesa per la difesa e un maggiore contributo di truppe da parte degli alleati europei.

Alla domanda se esistessero circostanze in cui sarebbe favorevole all’invio di truppe in Ucraina, il leader di Reform UK ha risposto:

virgolette
Sarei disposto a far parte di una forza internazionale di mantenimento della pace? Sì. Ma il nostro coinvolgimento sarebbe limitato nel tempo e a rotazione, quindi potremmo seriamente valutare di dire di sì. In queste circostanze, no, non credo che la questione sia stata adeguatamente ponderata.
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