Gian Gaetano Bellavia è un commercialista milanese specializzato in diritto penale dell’economia e antiriciclaggio, divenuto noto al grande pubblico come consulente di procure e volto ricorrente della trasmissione Report, oggi al centro di uno scontro politico dopo il furto di oltre un milione di file “sensibili” dal suo studio.
Il caso ha acceso il dibattito sul confine tra attività peritale, tutela dei dati e giornalismo d’inchiesta, trasformando una vicenda giudiziaria in un terreno di confronto (si usa un eufemismo) tra centrodestra e il programma di Rai 3.
Bellavia, nato a Grotte (Agrigento) nel 1954, si è laureato in Economia alla Bocconi di Milano, dove ha conseguito anche l’abilitazione alla professione di dottore commercialista alla fine degli anni Settanta, iniziando a esercitare in modo continuativo nel capoluogo lombardo.
Nel corso dei decenni, ha affiancato all’attività di studio quella di curatore fallimentare, commissario giudiziale e revisore dei conti in numerosi procedimenti complessi, spesso legati a crisi aziendali e intrecci tra economia e giustizia.
La sua specializzazione è il diritto penale dell’economia, con un focus su riciclaggio, criminalità economica organizzata e strutture societarie offshore, ambiti in cui viene chiamato come perito dei giudici e consulente tecnico dei pubblici ministeri.
Bellavia ha ricoperto incarichi di rilievo nelle commissioni antiriciclaggio dell’Ordine dei commercialisti di Milano e del Consiglio nazionale, diventando un punto di riferimento per la formazione di magistrati, forze di polizia e professionisti attraverso convegni, corsi e pubblicazioni di settore.
Parallelamente, il commercialista ha consolidato una presenza stabile nel dibattito pubblico: è spesso intervistato su temi di riciclaggio e finanza opaca e da anni collabora con Report come esperto chiamato ad analizzare bilanci, catene societarie e flussi finanziari inchiestati dalla trasmissione.
Proprio questa doppia dimensione – consulente delle procure e volto televisivo – è diventata centrale nel modo in cui l’opinione pubblica percepisce oggi il “caso Bellavia”.
La vicenda esplosa tra fine 2025 e inizio 2026 riguarda il furto di un enorme archivio digitale dal suo studio professionale: secondo gli atti, un’ex collaboratrice è accusata di aver sottratto circa un milione di file, equivalenti a centinaia di gigabyte di documenti considerati “ad altissima sensibilità”.
Nei database, sarebbero presenti dati riconducibili a magistrati, politici, manager e imprenditori, alcuni come clienti dello studio, altri coinvolti in indagini in cui Bellavia ha operato come consulente per l’autorità giudiziaria.
La natura e il possibile utilizzo di quei dati hanno offerto al centrodestra, e in particolare alla Lega, l’occasione per attaccare Report e, più in generale, l’informazione di inchiesta della Rai.
Esponenti leghisti hanno evocato il rischio di “indagini parallele” e “dossieraggi opachi” ai danni del partito e del suo tesoriere Alberto Di Rubba, sostenendo che la fuga di dati dallo studio di un consulente del programma confermerebbe un uso distorto di informazioni raccolte nell’ambito di consulenze giudiziarie.
Dall’altra parte, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ha precisato che nei file sottratti non vi sarebbe materiale riservato della trasmissione, ma solo documenti di studio – visure camerali, bilanci, atti reperibili da fonti aperte – utilizzati nelle analisi affidate a Bellavia.
La contesa politica investe così il ruolo dei consulenti tecnici, il rapporto tra magistratura e media e il perimetro della privacy dei soggetti coinvolti, mentre l’inchiesta sul furto dei dati prosegue e la pressione sulla Rai cresce, con richieste di chiarimenti e audizioni avanzate da esponenti del centrodestra.