06 Jan, 2026 - 10:16

Aurora Livoli, l'autopsia: "Morta dopo essersi difesa". Il killer aveva già aggredito altre donne

Aurora Livoli, l'autopsia: "Morta dopo essersi difesa". Il killer aveva già aggredito altre donne

Sarebbe morta per "asfissia da strozzamento" dopo aver provato "disperatamente a difendersi". È quanto emerge dai primi risultati dell'autopsia eseguita sul corpo di Aurora Livoli, la 19enne residente a Monte San Biagio, in provincia di Latina, allontanatasi da casa dei genitori adottivi a inizio novembre, trovata senza vita la mattina del 29 dicembre nel cortile di un condominio di via Paruta, a nord-est di Milano. Per l'omicidio è indagato il 57enne peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, già noto alle forze dell'ordine, ora detenuto nel carcere di San Vittore.

I primi esiti dell'autopsia sul corpo di Aurora Livoli

Gli aspetti da chiarire sull'accaduto sono ancora molti. Secondo i risultati preliminri degli esami svolti, Aurora Livoli sarebbe però morta strangolata. Sul suo corpo - sul collo, soprattutto - c'erano segni evidenti di violenza; lesioni compatibili con una pressione prolungata e altre che indicherebbero tentativi di difesa da parte della 19enne.

Al momento del ritrovamento, avvenuto la mattina del 29 dicembre da parte della custode dello stabile al civico 74 di via Paruta, la giovane era seminuda, con i pantaloni leggermente abbassati, senza biancheria, e il giubbotto poggiato sul petto. Particolare che aveva portato gli inquirenti a ipotizzare che fosse stata vittima di violenza sessuale: elemento al momento non ancora accertato. 

Un estratto della puntata della trasmissione Rai "Ore 14" sul caso di Aurora Livoli - 5 gennaio 2026.

Cosa sappiamo finora sull'omicidio di via Paruta

Per maggiori risposte bisognerà attendere. È emerso, intanto, dall'analisi delle telecamere di videosorveglianza, che nel pomeriggio del 28 dicembre Aurora era stata controllata dalla polizia ferroviaria vicino alla stazione Centrale di Milano, dove aveva dichiarato di stare bene, come già fatto con i familiari qualche settimana prima, esprimendo l'intenzione di non tornare a casa dopo essersi allontanata senza dare spiegazioni.

Non si sa se conoscesse già l'indagato o se l'incontro - verificatosi poco dopo quel controllo degli agenti - sia stato casuale. In alcuni frame la 19enne viene ripresa mentre cammina su un marciapiede di via Paruta; alle sue spalle c'è un uomo, poi identificato in Velazco. Successivamente, le registrazioni mostrano il 57enne uscire da solo dal cortile, alle 23 e alle 3.30 del mattino. Probabilmente, a quel punto Aurora era già morta.

I precedenti dell'indagato e l'altra aggressione 

Velazco non era un volto nuovo alle forze dell'ordine. Quando è stato identificato, si trovava in carcere per una tentata rapina commessa la sera del 30 dicembre ai danni di un'altra ragazza di 19 anni alla stazione della metropolitana di Cimiano, a un chilometro circa dal luogo dell'omicidio.

Nel 2019, era stato arrestato in flagranza durante una violenza e poi condannato a 9 anni. Avrebbe dovuto essere espulso dal territorio nazionale nel 2024. Ma, come riporta da Il Corriere della Sera, aveva il passaporto scaduto e un certificato medico per inidoneità ad essere trattenuto in un Cpr.

Uscito di galera, aveva afferrato una donna per il collo, palpeggiandola. Poi, nel luglio 2025, un altro episodio di violenza: Valdez, in precedenza indagato a piede libero, aveva aggredito un'altra giovane, violentandola. Giovedì prossimo sarà interrogato. 

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