04 Jan, 2026 - 16:30

Quale sarà la prossima nazione a finire nel mirino di Trump? Pier Ferdinando Casini lancia l'allarme per la Groenlandia

Quale sarà la prossima nazione a finire nel mirino di Trump? Pier Ferdinando Casini lancia l'allarme per la Groenlandia

E ora? Chi sarà la prossima della lista? Quale sarà la nazione che dopo il Venezuela finirà nel dominio delle tre super potenze che si stanno spartendo il mondo, Usa, Cina e Russia?

La domanda è più che lecita. E l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, per ciò che concerne gli Stati Uniti, crede che quella più a rischio sia la Groenlandia.

Del resto, l'evoluzione degli equilibri globali, ombre sulla sovranità nazionale e il ritorno di un lessico da Guerra Fredda lo preoccupano non poco.

Sul Corriere della Sera, l'attuale senatore ha richiamato l’attenzione sul rischio di un nuovo espansionismo a stelle e strisce, arrivando a evocare - appunto - la Groenlandia come simbolo di territori che, a suo dire, potrebbero “temere di finire sotto il dominio Usa”.

Una provocazione politica, ma anche un segnale di come, nella lettura di Casini, l’ordine internazionale stia vivendo una fase di profonda e pericolosa trasformazione.

In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni nel Mar Cinese Meridionale e dalla crisi venezuelana, Casini intreccia nella sua analisi scenari geopolitici globali e il tema della difesa della sovranità statale.

L’ex presidente della Camera utilizza l’immagine della Groenlandia come metafora estrema dell’estensione della sfera d’influenza americana, allargando il discorso oltre i teatri di crisi tradizionali e indicando una tendenza di fondo: la tentazione delle grandi potenze di ridisegnare, in modo unilaterale, mappe e rapporti di forza.

Casini già fa suonare l’allarme per la Groenlandia

Nel suo intervento, Casini ha ripreso un tema che aveva già fatto capolino anni fa, quando l’attenzione internazionale si era soffermata sulle mire statunitensi verso la Groenlandia, allora al centro delle cronache per le ipotesi, mai concretizzate, di un suo possibile acquisto o di un rafforzamento del controllo Usa sull’isola.

Oggi, però, il ragionamento si carica di significati ulteriori: per Casini, la Groenlandia non è solo un remoto territorio artico, ma il simbolo di una logica geopolitica che considera gli Stati più piccoli e periferici come pedine sacrificabili.

Alla domanda cosa la colpisce di più, ha risposto:

virgolette
La prima cosa che viene in mente è che da domani i pochi cittadini della lontana Groenlandia potrebbero pensare di essere i prossimi a finire sotto il dominio americano. Così come la Cina potrebbe sentirsi legittimata a intervenire a Taiwan...

Del resto, secondo Casini, "i principi del diritto internazionale o valgono o no, non possono essere piegati a proprio piacimento. E lo dico essendo stato sempre vicino all'opposizione venezuelana, amico ed estimatore della Machado come degli espatriati"

Il duplice allarme di Casini

L’allarme che fa suonare Casini, in ogni caso, è duplice. Da un lato, mette in guardia sull’idea che, in un mondo segnato dalla competizione tra Washington, Pechino e Mosca, nessuna area sia davvero al riparo dalle ambizioni delle grandi potenze, neppure quelle apparentemente marginali.

Dall’altro, denuncia il rischio che l’Europa rimanga “spettatrice distratta” di questo processo, incapace di elaborare una propria strategia autonoma. La Groenlandia, nel ragionamento di Casini, diventa così un promemoria: se può temere l’ombra del dominio Usa perfino un territorio remoto dell’Artico, tanto più devono preoccuparsi i Paesi che vivono già dentro o ai margini delle grandi sfere d’influenza.

Casini cosa si augura per il Venezuela

Se la Groenlandia rappresenta, per Casini, l’estremo simbolico della pressione delle grandi potenze, il Venezuela è invece il caso concreto su cui l’ex leader centrista concentra le sue speranze e le sue preoccupazioni.

Nel suo intervento sul Corriere, Casini si augura che Caracas possa imboccare finalmente la strada di una transizione ordinata, costituzionale e negoziata, che riconsegni al popolo venezuelano istituzioni legittimate dal voto, e non dal puro esercizio della forza.

Casini insiste su alcuni punti: niente avventure militari mascherate da “missioni di liberazione”, nessun cambio di regime imposto dall’esterno, ma pressione diplomatica, mediazione internazionale e sostegno a un processo elettorale credibile.

L’augurio è che il Venezuela non diventi l’ennesimo terreno di scontro tra le tre super potenze, ma un laboratorio di ricomposizione pacifica. 

virgolette
Ora servirebbe una sorta di gabinetto formato da tutti i partiti del Venezuela che indichi elezioni che possano svolgersi nella legalità, sotto controllo internazionale. Il potere deve essere del popolo attraverso il voto

E Maduro?

Per il dittatore comunista, Casini, si augura solo il giudizio della Corte internazionale dell'Aja. 

LEGGI ANCHE