02 Jan, 2026 - 20:52

Budanov a capo dell’amministrazione presidenziale: una mossa che va oltre Kiev e arriva fino a Trump

Budanov a capo dell’amministrazione presidenziale: una mossa che va oltre Kiev e arriva fino a Trump

La nomina di Kyrylo Budanov a capo dell’amministrazione presidenziale ucraina è stata presentata ufficialmente come una scelta dettata da esigenze di sicurezza e coordinamento politico-diplomatico. Ma secondo fonti d’intelligence occidentali, la decisione avrebbe una portata ben più ampia e si inserirebbe in un quadro geopolitico che coinvolge direttamente Washington, la CIA e Donald Trump.


Budanov, 39 anni, ex capo dell’intelligence militare ucraina, non è una figura qualsiasi. È uno dei volti più noti della guerra, protagonista di numerose operazioni coperte e presenza costante nei media. Proprio questa esposizione lo avrebbe reso, secondo ambienti informati, un profilo “leggibile” e affidabile per gli Stati Uniti.


Budanov e la CIA: non un agente, ma un uomo “compatibile”


Nessuna fonte parla apertamente di Budanov come “agente” della CIA. La definizione che circola nei dossier sarebbe molto più sofisticata: un uomo compatibile con gli interessi strategici americani. In gergo intelligence, significa prevedibile, razionale, inseribile in una catena di comando condivisa.
A differenza di Zelensky, considerato carismatico ma impulsivo, Budanov viene descritto come freddo, metodico, poco incline alle fughe in avanti. Un profilo ideale per una fase in cui gli Stati Uniti vogliono ridurre l’imprevedibilità del fronte ucraino, soprattutto in vista di un possibile negoziato con la Russia.


Il ruolo di Trump: controllo politico in cambio di sostegno


È qui che entra in gioco Donald Trump. Secondo queste stesse fonti, l’ex presidente – e possibile futuro inquilino della Casa Bianca – avrebbe chiesto garanzie precise sul controllo politico di Kiev. In cambio del sostegno alle posizioni di Zelensky nella trattativa con Vladimir Putin, Trump avrebbe posto una condizione chiave: avere Budanov al fianco del presidente ucraino.
Non un commissariamento formale, ma una supervisione di fatto. Budanov come “uomo ponte” tra Kiev e Washington, capace di monitorare le mosse di Zelensky e, se necessario, contenerle. Un classico schema da equilibrio di potere, già visto in altri teatri di crisi.


Zelensky accetta: necessità più che scelta


Per Volodymyr Zelensky, la mossa sarebbe stata quasi obbligata. L’uscita di scena di Andriy Yermak, travolto da perquisizioni e da un’inchiesta su un presunto scandalo da 100 milioni di dollari, ha lasciato un vuoto pericoloso al vertice dell’apparato presidenziale.
In questo contesto, Budanov rappresentava l’unica figura in grado di garantire stabilità interna, consenso popolare e copertura internazionale. Accettarlo accanto a sé avrebbe significato, per Zelensky, rafforzarsi nel breve periodo, anche a costo di ridurre il proprio margine di autonomia.


Scenario post-Zelensky: l’ipotesi che nessuno dice ad alta voce


Secondo il New York Times, Budanov è stato a lungo considerato un possibile rivale politico di Zelensky. Il suo nuovo ruolo sembrerebbe neutralizzarlo. Ma per alcuni analisti, è vero il contrario: lo posiziona.
Se e quando le elezioni torneranno possibili, con la fine della legge marziale, Budanov potrebbe rappresentare una soluzione di continuità: militare, popolare, occidentale-friendly. Un profilo già pronto, nel caso Zelensky diventasse un ostacolo più che una risorsa.


Chi comanda davvero a Kiev


Ufficialmente, Budanov risponde al presidente. Ufficiosamente, dicono le stesse fonti, non solo a lui. In una guerra che si combatte anche nei corridoi del potere, il controllo delle informazioni vale più delle armi.
E mentre a Kiev si parla di unità nazionale, a Washington si ragiona già sul dopo. Perché in geopolitica, come nell’intelligence, il vero potere non è decidere. È essere pronti quando qualcun altro smette di farlo.

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