È braccio di ferro tra il governo Meloni e l'opposizione a proposito della data del referendum sulla riforma della giustizia targata Carlo Nordio.
Dopo l'ok del parlamento, la riforma che separa le carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti e che sdoppia il Csm introducendo il sorteggio per i suoi componenti, per diventare effettiva, deve avere il sì definitivo del popolo sovrano.
Ma quando si andrà alle urne?
Quando ci sarà l'appuntamento elettorale più importante dell'anno almeno in Italia?
Oggi, una indicazione molto importante è arrivata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
In un'intervista al Corriere della Sera, Nordio ha indicato che il referendum si terrà "presumibilmente nella seconda metà di marzo".
Il 22 o il 29 marzo sono i due giorni che hanno più chance di essere scelti.
Ma tant'è: opposizione e Anm tentano di far slittare le urne. Per questo il ministro ha criticato l'associazione magistrati dicendo che "ha paura del confronto".
Ma non solo: Nordio è contrariato anche per l'iniziativa di 15 "volenterosi" che hanno depositato un nuovo quesito sul tema. L'ha definita "assurda" poiché la Cassazione aveva già ammesso il referendum. Come dire, allora: la sinistra sarebbe entrata nella fase Azzeccagarbugli.
Tuttavia, lo stesso Nordio ha auspicato un dibattito "aperto e ragionevole", difendendo la riforma come essenziale e accusando i magistrati di ipocrisia:
ha lamentato, mentre il governo, di concerto con il Quirinale, ha rinunciato a fissare la data nel corso del Consiglio dei Ministri di fine anno.
Ma intanto perché l'opposizione sta raccogliendo le firme per posticipare il voto oltre marzo?
Perché depositandole, la data del referendum non potrebbe essere fissata prima dello scadere di 90 giorni da quell'atto.
Ma è vero che il governo, al contrario, vuole accelerare perché teme che i sondaggi ora favorevoli al sì possano cambiare segno?
ha risposto Nordio:
Nell'intervista che ha rilasciato al Corriere della Sera, Carlo Nordio ha anche annunciato la prossima uscita di un libro sul referendum.
Virginia Piccolillo gli ha chiesto cosa dice di nuovo. E il ministro ha risposto così:
Ma non si corre il rischio, in questo modo, che il parlamento venga sminuito?