C’è un tempo che passa, ma non guarisce. Un tempo che, per la famiglia di Riccardo Branchini, sembra essersi fermato al 13 ottobre 2024, il giorno in cui il ragazzo è scomparso da Acqualagna.
Da allora, per mamma Federica, ogni giornata è segnata dalla stessa domanda senza risposta: dove sei?
Un’assenza che pesa ormai da oltre un anno e mezzo, fatta di domande che si accumulano giorno dopo giorno e di risposte che, ancora oggi, faticano ad arrivare.
In questo lungo anno, attorno al dolore dei genitori si è stretta un’Italia intera: cittadini comuni, volontari, associazioni, persone che hanno condiviso appelli, identikit, parole di vicinanza.
Nonostante tutto, mamma Federica continua ad andare avanti. È l’amore per suo figlio a sostenerla, a darle la forza di non arrendersi e di chiedere, ancora una volta, che nulla venga lasciato intentato.
Intervistata in video esclusiva da Tag24, la madre di Riccardo ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, attraverso una lettera accorata.
Si precisa che le testimonianze riportate in questo articolo sulla scomparsa del ragazzo derivano da una comunicazione diretta tra Tag24 e la madre di Riccardo Branchini.
«Gentile Presidente Francesco Acquaroli,
mi chiamo Federica Pambianchi e sono la madre di Riccardo Branchini, un ragazzo di 19 anni scomparso il 13 ottobre 2024 nei pressi della Diga del Furlo, in provincia di Pesaro Urbino».
«Da quel giorno la mia vita si è fermata. Vivo in un limbo doloroso, sospesa tra il bisogno di verità e il terrore dell’incertezza».
«Riccardo ha lasciato la sua auto regolarmente parcheggiata vicino alla diga, con all’interno tutti i suoi effetti personali: il portafoglio con i documenti e i soldi, il cellulare, le chiavi di casa, lo zaino».
«Temiamo che qualora avesse saltato, mio figlio possa averlo fatto dal lato della cascata, per cui chiediamo ulteriore controlli».

«Mio figlio ha lasciato tutto lì, come se non dovesse andare da nessuna parte, compresa l'auto», prosegue il genitore nella lettera.
«I vestiti erano riposti in modo disordinato, una cintura a forma di cerchio era sul sedile posteriore e le scarpe si trovavano sotto il sedile».
«Se ne sarebbe andato solo in calzini e mutande, lasciando ogni cosa indietro. Non ha mai ritirato soldi dal conto e non ha più fatto accessi a nulla».
«Presidente, lo sfangamento ambientale della diga, già progettato dal 2021, per me oggi è molto più di un intervento tecnico. È l’unico modo per ottenere una risposta definitiva».
«Finché quel fondo non verrà ripulito, io vivrò nella più atroce delle angosce: il dubbio che mio figlio sia lì sotto, invisibile e silenzioso, mentre il tempo scorre e la decomposizione potrebbe cancellare per sempre ogni possibilità di verità».
«So che si tratta di un intervento complesso, che coinvolge dinamiche ambientali e amministrative, ma oggi le parlo non come cittadina, bensì come madre».
«Le chiedo, con tutta la dignità e la forza che mi restano, di non rimandare oltre. Di ascoltare questo dolore e di aiutarmi a chiudere questa ferita con una risposta, qualunque essa sia».
«La prego di essere al mio fianco, di darmi voce e di sostenere concretamente la richiesta di procedere quanto prima con questo intervento, già previsto, già pianificato, ma mai realizzato».
«La ringrazio dal profondo del cuore per l’ascolto e resto a disposizione per ogni chiarimento o documentazione utile».