Il cinema, si sa, è la fabbrica dei sogni. Anzi, la fabbrica dei sentimenti.
Per questo, non bisogna stupirsi più di tanto se un leader politico come Matteo Renzi, già presidente del Consiglio, vedendo l'ultimo film di Paolo Sorrentino - "La Grazia" - abbia confessato di essersi messo a piangere
L'ex premier Matteo Renzi ha confidato via social di essere scoppiato in lacrime davanti all'ultimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino intitolato "La Grazia".
Il film parla del Presidente della Repubblica immaginario Mariano De Santis, cattolico e vedovo (quindi, per molti, ispirato alla figura di Sergio Mattarella), che alla fine del suo mandato deve affrontare due dilemmi morali cruciali: concedere la grazia a due assassini e decidere sul disegno di legge sull'eutanasia, il tutto intrecciato con i suoi ricordi e il suo amore per la moglie defunta, esplorando il dubbio, la responsabilità, la legge e la dimensione umana dietro le decisioni politiche.
Evidentemente, proprio questo particolare ha fatto venire gli occhi lucidi a Matteo Renzi.
Del resto, l'ha confidato Renzi stesso nel post che ha scritto poco fa:
Sta di fatto che quasi in coincidenza con l'uscita del film di Sorrentino, Sergio Mattarella, nel dicembre 2025, ha davvero graziato cinque persone.
Si tratta di Hamad Abdelkarim Alla F., uno "scafista" condannato per omicidio plurimo; Franco Cioni, condannato per l'omicidio della moglie malata; Bardhyl Zeneli, in cella per evasione dai domiciliari; Alessandro Ciappei, condannato per truffa, e Gabriele Spezzuti, in carcere per reati di droga.
La grazia è stata concessa in casi specifici, con pene ridotte o estinte in base alle condizioni dei condannati, come nel caso di Abdelkarim, che ha ricevuto una grazia parziale per la pena residua.
Quello della grazia rientra tra i poteri specifici del Presidente della Repubblica ed è previsto dall'articolo 87 della Costituzione.
Esso, al comma undicesimo, prevede che il Capo dello Stato può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene.
Si tratta di un istituto di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un'altra specie di pena prevista dalla legge.