Il finale della quinta stagione di "Stranger Things" non ha fatto prigionieri emotivi. Dopo quasi dieci anni di mostri, biciclette, Dungeons & Dragons e traumi interdimensionali, Netflix ha sganciato il gran finale il 31 dicembre con un episodio-fiume.
Due ore dense di combattimenti, addii, scelte impossibili e un finale che non dà risposte semplici.
Ma la domanda che ha monopolizzato Google, forum e social è una sola: chi è morto nella battaglia finale contro Vecna? E, soprattutto, chi è sopravvissuto davvero e chi no?
Scopriamolo insieme: ecco tutto ciò che sappiamo - e ipotizziamo - su cos'è successo nell'ultimo episodio "The Rightside Up".
Steve Harrington entra nel finale con una target gigante sulla schiena. È il personaggio che "dovrebbe" morire per senso narrativo, redenzione e trauma collettivo. E infatti "Stranger Things" gioca con questa aspettativa come un gatto col gomitolo.
Quando la torre radio si spezza e l’Abisso inizia a fondersi con Hawkins, Steve scivola nel vuoto. La scena rallenta, Dustin sbianca, il pubblico smette di respirare. Poi Jonathan lo afferra per un braccio e lo tira su all’ultimo secondo.
Non è solo un salvataggio fisico, è una chiusura simbolica. Steve e Jonathan, ex rivali, ora combattono dalla stessa parte. Più tardi Steve ammette di essersi visto morto, Jonathan risponde con sarcasmo, Dustin lo prende in giro.
Steve sopravvive, combatte fino alla fine e resta in piedi. Netflix lo porta a un passo dalla morte, ma non ha mai davvero intenzione di ucciderlo. È diventato troppo centrale, troppo amato, troppo "cuore" della serie.
Hopper arriva al finale come un uomo che ha già dato tutto. Protegge Eleven mentre entra nella mente di Vecna, la aiuta a usare il serbatoio d’acqua e poi cade nella trappola mentale del villain. Vecna lo confonde, lo manipola e lo spinge a credere di aver ucciso Eleven sparando al serbatoio.
Questo momento è devastante: Hopper pensa di aver perso un’altra figlia. È il punto più basso del personaggio. Ma Hopper non muore. Combatte i militari, nasconde Eleven, torna indietro per salvare Eight e viene messo fuori combattimento dal tenente Akers.
Anche quando è a terra, non parla, non cede, non tradisce. Hopper sopravvive, ma esce dalla battaglia profondamente cambiato, con un nuovo peso sulle spalle.
Se c’è una morte reale, senza scappatoie, illusioni o interpretazioni alternative, è quella di Eight, alias Kali. Colpita allo stomaco durante lo scontro con i militari, Kali riesce comunque a parlare con Eleven prima di morire. Le sue ultime parole sono lucide, quasi dolci: sa che il suo arco narrativo è arrivato alla fine.
La sua morte non è casuale. Eight rappresenta il passato oscuro del progetto, l’abuso sistematico dei bambini con i poteri. Eliminare lei significa chiudere per sempre quel capitolo. È l’unica perdita irreversibile del finale, e proprio per questo pesa più di tutte.
Il momento più discusso arriva quando Eleven decide di restare nell’Upside Down mentre viene distrutto. Saluta Mike, gli affida un messaggio per il gruppo, dice "ti amo" e scompare mentre l’Abisso esplode. La messa in scena è chiara: sembra un sacrificio definitivo.
Poi la serie fa quello che le riesce meglio: ribalta la percezione. Diciotto mesi dopo, durante una partita a Dungeons & Dragons, Mike racconta una versione alternativa.
Secondo lui, Eleven e Eight avevano pianificato tutto. Un’illusione mentale, un trucco per ingannare i militari. La Eleven vista morire non sarebbe mai stata reale.
L’ultima immagine mostra Eleven su una montagna, davanti a tre cascate, in un luogo di pace. È davvero lì? È viva? È solo il modo di Mike per sopravvivere al dolore? I creatori hanno dichiarato apertamente di aver lasciato il finale volutamente ambiguo.
Eleven è viva se scegli di crederci. Ed è una scelta emotiva, non logica.
Facciamo chiarezza definitiva:
Vecna viene sconfitto, Hawkins non viene cancellata e il gruppo principale arriva al diploma con addosso cicatrici visibili e invisibili. Non è un finale sanguinoso e non vuole esserlo.
Come dichiarato dagli autori, "Stranger Things" non è mai stata una serie da shock gratuito, ma una storia di crescita, amicizia e scelte difficili.
Il finale non dice cosa è vero. Dice in cosa vale la pena credere. Proprio come fanno i protagonisti, seduti attorno a un tavolo, per l’ultima partita.