01 Jan, 2026 - 10:15

2026 anno chiave: referendum sulla giustizia e legge elettorale, così si decide il destino del governo Meloni

2026 anno chiave: referendum sulla giustizia e legge elettorale, così si decide il destino del governo Meloni

Il 2026 inizia con due sfide decisive per il governo Meloni e per l’opposizione: il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e la riforma della legge elettorale. 

Decisive perché ridisegneranno - o cristallizzeranno - rapporti di forze nelle coalizioni e riscriveranno le regole della partita per Palazzo Chigi in programma nell'autunno del 22027.

Dopo il Consiglio dei Ministri del 30 dicembre 2025, che si è concluso senza decisioni sulla data delle urne, emerge un quadro di incertezze politiche.

Questi appuntamenti non sono solo questioni tecniche: sono veri e propri banchi di prova per la maggioranza di centrodestra e per il centrosinistra su cui si concentrerà lo scontro politico nei prossimi mesi.

Referendum Giustizia: perché il governo Meloni vuole fare presto?

L'ultimo Consiglio del Ministri del 2025 si è concentrato principalmente sul decreto per la proroga degli aiuti all’Ucraina e non ha affrontato il nodo della possibile data del referendum sulla giustizia 2026 che già sta facendo litigare maggioranza e opoosizione.

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Non ne abbiamo parlato,

ha dichiarato seccamente il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, mentre usciva da Palazzo Chigi.

Il vicepremier Antonio Tajani (Forza Italia e Esteri) ha confermato:

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Non abbiamo discusso dell'argomento, non c'è ancora un accordo sulla data, ma ne parleremo all'inizio di gennaio. 

Il titolare della Farnesina ha aggiunto che il governo ha 60 giorni per fissare la data e non intende aspettare la raccolta firme del comitato promotore del No. 

Quali sono le opzioni sul tavolo?

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Il referendum potrebbe tenersi il 1° marzo o il 22. Non cambia molto, ciò che conta è il giudizio degli italiani,

ha commentato Tajani alla Camera.

Troppo presto? Troppo tardi?

Il costituzionalista Stefano Ceccanti chiarisce che l’articolo 15 della legge 352/1970 consente due interpretazioni legittime: voto rapido subito dopo la prima ordinanza di ammissibilità, con una data possibile a metà marzo; voto 'ritardato' tre mesi completi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, con slittamento ad aprile, come prassi dal governo Amato del 2001.

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È una scelta, non un obbligo,

ha sottolineato Ceccanti.

Le forze del No (centrosinistra) spingono per aprile, puntando ad avere più tempo per la campagna elettorale, mentre il governo pro-referendum (sì alla separazione delle carriere) preferisce marzo, per chiudere rapidamente la questione.

Legge Elettorale 2027: Il sistema che potrebbe cambiare le regole del gioco

Per quanto riguarda la legge elettorale 2027, si registrano segnali positivi di un possibile accordo nel centrodestra.

Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e vice-capogruppo vicario alla Camera, annuncia un accordo sui principi fondamentali: un sistema proporzionale con premio di maggioranza, simile a quello delle regionali.

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La tenuta della maggioranza è ottima,

dice Nevi, tracciando il bilancio del 2025. 

Rimangono, tuttavia, da definire- anche tra gli alleati - alcune questioni fondamentali su cui l'accordo sembra ancora lontano, dalla fissazione delle soglie di sbarramento, all'entità del premio di maggioranza, fino al nodo più ostico di tutti: l'indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale.

Fratelli d'Italia vorrebbe scrivere il nome di Meloni candidata premier, ma sia in maggioranza che all'opposizione questa opzione è temuta.

Sicuramente, addio agli uninominali attuali, che assegnano un terzo dei seggi: la riforma punta a un proporzionale puro, corretto dal premio di maggioranza, per premiare la coalizione vincente senza i tradizionali binarismi maggioritari.

Nevi sottolinea la "grande capacità di sintesi" del centrodestra, che ha affrontato le emergenze con valori condivisi. L’accordo, se definitivo, potrebbe arrivare nei primi mesi del 2026, blindando il sistema per le politiche del 2027.

Perché sono appuntamenti decisivi in vista delle elezioni politiche del 2027?

Questi due temi dominano il 2026 poiché avranno - al di là dei tentativi di minimizzare da parte della maggioranza - un impatto diretto sulle elezioni politiche del 2027, con il governo Meloni che non può permettersi errori, e l’opposizione che cerca riscatti.

Il referendum sulla giustizia offre al centrosinistra la possibilità di segnare la prima vittoria significativa contro l’esecutivo, una sconfitta alle urne sarebbe un colpo d’immagine per Giorgia Meloni.

Per entrambi gli schieramenti, vincere il referendum sarebbe un’importante spinta: un successo del no rilancerebbe il PD e il M5S.

Il governo non può permettersi di perdere: un quorum raggiunto con una prevalenza del Sì consoliderebbe la leadership di Meloni; una sconfitta (bassa affluenza o vittoria del No) potrebbe generare crepe all’interno della coalizione e dare forza all’opposizione.

La legge elettorale, invece, è cruciale per le elezioni politiche del 2027.

Un sistema proporzionale con premio favorisce coalizioni stabili come il centrodestra (oggi al 45-50% nei sondaggi Ipsos-Swg), penalizzando un centrosinistra frammentato.

L’eliminazione degli uninominali cambierà le regole del gioco. Per l’opposizione, bloccare o modificare la riforma significa puntare su un proporzionale puro, che favorisca alleanze anti-Meloni.

In palio c’è il futuro del Parlamento: un premio alto (ad esempio, il 15% come nelle regionali) garantirebbe la maggioranza assoluta con il 40% dei voti; soglie rigide (8-10%) taglierebbero fuori i piccoli partiti.

Nel 2026, con il referendum tra marzo e aprile e l'iter parlamentare della legge elettorale (probabilmente in estate), il centrodestra mira a un "doppio colpo" per garantirsi la vittoria nel 2027. L’opposizione risponde con il No referendario e ostruzionismo in Aula.

Resta da vedere se il dialogo prevalrà sulle polemiche: Tajani e Ceccanti invocano pragmatismo, ma la posta in gioco è alta.

 

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