31 Dec, 2025 - 21:45

Il discorso di Capodanno di Mattarella, il messaggio del Presidente ai giovani italiani per il 2026

Il discorso di Capodanno di Mattarella, il messaggio del Presidente ai giovani italiani per il 2026

Meno di un quarto d'ora: tanto è durato il decimo discorso di Capodanno di Sergio Mattarella da Presidente della Repubblica. Ma tanto è bastato per arrivare al cuore di tutte le vicende che caratterizzano il nostro presente.

Quello di Mattarella è stato un discorso imperniato sul fatto che nel 2026 la Repubblica italiana compirà 80 anni. 

Per questo, il Capo dello Stato ha sfogliato metaforicamente il nostro album di famiglia.

Partendo dal 1946 fino ad arrivare ai giorni nostri, ha fatto capire il motivo per cui bisogna essere orgogliosi della nostra storia e alla fine ha consegnato ai giovani il messaggio che evidentemente ha più a cuore: quello secondo cui, proprio come capitò alla generazione dei giovani che ricostruì il nostro Paese dopo il dramma della Seconda guerra mondiale, anche questa dei ragazzi attuali deve trovare la forza di prendere in mano il futuro.

Cosa ha detto Mattarella nel discorso di fine anno

Ma cosa ha detto nello specifico il Capo dello Stato per salutare l'avvento del 2026?

Il primo pensiero è andato ai Paesi in guerra. E anche in questa occasione, pur non nominandolo mai, non ha mancato di mettere nel mirino Putin:

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La nostra aspettativa è innanzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case e alle abitazioni devastate nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia che lasciano bambini, anziani, uomini e donne al freddo nel gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto. E diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte

A qualcuno, dalle parti del Cremlino, saranno fischiate le orecchie. Anche perché il nostro Presidente subito dopo ha aggiunto:

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La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri rispettandoli, senza pensare di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio

Subito dopo, Mattarella ha mandato gli auguri a Papa Leone XIV citandolo quando si è riferito alla necessità di "disarmare le parole":

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Raccogliamo quest'invito! Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche in cui non conta il fondamento ma solo la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace

Il nostro album di famiglia

A questo punto, il Capo dello Stato ha iniziato il suo veloce excursus sugli ottant'anni della nostra Repubblica:

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L'affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell'atto fondativo della nostra Repubblica che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo

Nel 2026 la nostra Repubblica festeggerà gli ottant'anni. E la prima immagine che Mattarella ritrova nell'album immaginario della nostra storia è quella delle donne. Nel 1946 furono per la prima volta chiamate al voto.

Poi c'è l'immagine dell'assemblea costituente, esempio di alta politica che ci ha fatto diventare una democrazia liberale, lontana più che mai dalle autocrazie dittatoriali anche grazie alla costituzione dell'Europa:

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La Repubblica è uno spartiacque della nostra storia, non uno Stato che sovrasta i cittadini, ma che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie delle comunità. La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel Dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga con il mondo. L'immagine della firma del Trattato di Roma del 1957 consegna un successo e un altro momento decisivo con l'Italia in prima linea per la costruzione della nuova Europa

L'Europa e il Piano Marshall, per Mattarella, sono stati i due pilastri della ricostruzione. 

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L'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale

Come dire: cari filo-putiniani, chi ha orecchie per intendere, intenda.

La stagione delle riforme e quella delle stragi

Mattarella, poi, è passato a celebrare la stagione delle riforme ricordando il Piano casa, gli anni del miracolo economico, gli anni del lavoro "perno fondamentale dello sviluppo".

E poi: lo Statuto dei lavoratori, l'istituzione del Servizio sanitario nazionale, il sistema previdenziale esteso a tutti, la cultura. 

Per la stagione delle stragi, il Presidente si è soffermato, invece, nel ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati antimafia ammazzati dalla violenza dei clan, ma che sopravvivono grazie al loro esempio.

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Verrà definita la notte della Repubblica, ma l'Italia prevale, le istituzioni si dimostreranno più forti del terrore

Mattarella, a questo punto, ha posto l'accento anche sullo sport ricordando che le prime paraolimpiadi si svolsero a Roma nel 1960.

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Questi 80 anni sono come un mosaico la cui grandezza la si può notare solo allontanandosi dalle singole tessere che lo compongono. Eravamo una società con un basso livello di istruzione e un alto tasso di emigrazione, siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nelle esportazioni, capaci di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori 

Il messaggio finale

Le ultime parole del discorso di fine anno di Mattarella sono state quelle che ha voluto rivolgere soprattutto ai più giovani:

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L'Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo, possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi

La dialettica politica ha migliorato nel tempo la nostra vita:

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Diritti e doveri sono diventati fatti. Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo

ha esortato Mattarella:

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Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi accresciuti dall'incertezza del contesto geopolitico internazionale, ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo in modo particolare ai più giovani. Non rassegnatevi, siate esigenti, coraggiosi, scegliete il vostro futuro, sentitevi responsabili come la stessa generazione che 80 anni fa costruì l'Italia moderna

 

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