01 Jan, 2026 - 16:15

“Killers of the Flower Moon” è una storia vera? La strage che ha ispirato il film

“Killers of the Flower Moon” è una storia vera? La strage che ha ispirato il film

Per tutti i curiosi che si stessero chiedendo se “Killers of the Flower Moon” è tratto da una storia vera, la risposta è sì. Il celebre film di Martin Scorsese uscito nel 2023 racconta fatti realmente avvenuti in Oklahoma, negli anni Venti: la strage della tribù degli Osage.

Le terribili vicende che hanno ispirato la pellicola, ancora oggi continuano a incuriosire il pubblico, mescolando dramma storico e mistero, riportando così alla luce uno dei capitoli più oscuri della storia americana.

 

“Killers of the Flower Moon” è una storia vera?

Sì, “Killers of the Flower Moon” è una storia vera: il film diretto da Martin Scorsese narra il periodo del “Reign of Terror”. Si tratta della strage che tra il 1921 e il 1926 venne messa in atto contro la tribù dei nativi Osage. 

Sotto le terre in cui abitavano gli Osage si nascondeva il petrolio: così l’oro nero attirò l’attenzione dei bianchi e dei ricchi imprenditori in Oklahoma.

Si creò una lotta feroce e senza scrupoli, proprio per colpa dell’avidità degli uomini che si macchiarono di efferate violenze contro la popolazione indigena. 

Le stime degli storici parlano di decine e decine di Osage assassinati per rubare loro le “headrights”, cioè i diritti sulle royalties del petrolio.

I bianchi si macchiarono di una serie di omicidi sistematici passati alla storia come la più grande strage di nativi americani del XX secolo.

Martin Scorsese ha romanzato leggermente questi fatti, riadattandoli per il grande schermo, ma il nucleo del film resta fedele alla storia e alla cronaca del tempo. Solo molti anni dopo, le indagini dell’FBI smascherarono l’oscura verità.

Il libro e i fatti di cronaca che hanno ispirato il film

Il film di Scorsese, oltre a ispirarsi a una storia vera, è tratto dall’omonimo libro “Killers of the Flower Moon: The Osage Murders and the Birth of the FBI”, scritto da David Grann nel 2008.

Si tratta di un’inchiesta giornalistica di portata epica, che ha venduto milioni di copie e rivelato dettagli inediti delle atrocità compiute all’inizio del Novecento. 

Con la sua penna tagliente, Grann ha ricostruito come William Hale, un allevatore bianco rispettato, orchestrò gli omicidi tramite il nipote Ernest Burkhart, marito di Mollie Burkhart (della tribù Osage), usando veleni e proiettili per eliminare gli altri ereditieri. 

Il 27 maggio 1921, Anna Brown, sorella di Mollie, fu trovata morta in un burrone; da lì seguirono altre morti sospette, come quella di Henry Roan e Ransom Gregg, portando alla luce la corruzione delle autorità locali che avevano insabbiato tutto. 

L’FBI, sotto J. Edgar Hoover, intervenne nel 1925: Hale fu condannato all’ergastolo nel 1929, e poi liberato nel 1947; Burkhart invece trascorse dodici anni in prigione. 

Una storia terribile, fatta di morte, di sangue degli innocenti e di avidità, che ha portato alla distruzione di un popolo e dei suoi luoghi, tutto per una spietata corsa all'oro.

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