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Quando innamorarsi mandava alla gogna: Fausto Coppi e l’Italia dei bacchettoni

Lugano, agosto del 1953.  Lei sbucò da un angolo. Inaspettata. Soave visione di un torrido giorno estivo.  Sul corpo, dai tratti delicati, un vestito chiaro. Anzi bianco. Il Campionissimo Fausto Coppi firmava autografi in tribuna. 

Lei apparve di colpo. Dietro ad alcuni tifosi che si facevano firmare autografi o che scattavano qualche fotografia, aveva il sorriso stampato sulle labbra ed in mano un mazzo di fiori.  Coppi aveva appena vinto, da fuoriclasse, l’ennesima corsa. Si concedeva alla folla con quella timidezza che ne ha sempre caratterizzato i comportamenti. Quando lei gli fu davanti, le porse i  fiori che aveva tra le mani. Lo fissò negli occhi. Un bacio. Poi un altro.  Su labbra socchiuse che sognavano orizzonti lontani.

E poi un abbraccio. Quell’abbraccio. Quell’abbraccio che fece capire ai presenti che lei no, non era solo una delle tante ammiratrici. Lei era altro. Era l’amore. L’amore che non chiede permesso. Non bussa alla porta. Entra e basta. Scompigliando come un vento selvaggio tutto quello che magari era ordinato, sicuro, costante.

Bastò un attimo. I fotografi  si precipitarono attorno a loro. I flash improvvisarono un temporale estivo. Anche i giornalisti sportivi, nella confusione, rimasero attoniti. Tutti sapevano che Fausto era sposato da molti anni con Bruna Ciampolini, una donna silenziosa e schiva come il marito. E quella chi era?

Nacque così la leggenda della Dama Bianca, che aveva osato baciare in pubblico il Campione dei Campioni, quello che vinceva ovunque, l’Airone inafferrabile che domava ogni salita e trionfava in ogni volata.  Una leggenda su cui è stato scritto e raccontato tutto, dal punto di vista sportivo, ma che, lo ricordano in pochi, fu messo alla gogna, per quella passione che all’epoca diede scandalo in questo Paese bigotto e buonista.

In quel torrido giorno d’agosto,  a Lugano, tutta l’Italia, quella in cui oggi, finalmente, si parla di “Divorzio breve”,   per la prima volta, seppe.  Seppe di un amore giudicato proibito  per la morale comune del tempo e seppe di quei “due pubblici concubini,  peccatori pericolosi.

Un amore che sia a Coppi che alla Dama Bianca, Giulia Occhini, costò carissimo. Furono processati entrambi, lei venne addirittura arrestata. Il figlio nato dalla loro unione nacque in Argentina, visto che i due, ormai, nel nostro paese, erano veri e propri perseguitati.  All’Airone arrivarono a ritirare il passaporto.

Un perbenismo incredibile. Romanzesco, a ripensarci oggi.  Umiliante, cattivo, crudele. L’Italia che si divide in due: chi era solidale con Fausto e chi lo condannava  senza appello.

Una notte, in una delle case di Coppi, arrivarono i carabinieri con l’intenzione di procedere  ad una serie di “costatazioni di legge”. Cercavano la prova dell’adulterio e la trovarono. In che modo? Lo raccontano, senza giri di parole, i verbali conservati negli atti del processo. Un brigadiere non esitò a mettere le mani nel letto della coppia e lo trovò ancora caldo.  I due, quindi,  non potevano certo più dire che il loro fosse un rapporto squisitamente platonico: erano a letto insieme e basta.  Che Italia incredibile, barbara e medievale.

Un’Italia che oggi, fortunatamente, grazie a decenni di lotte e battaglie sociali pare cambiata nell’aspetto e nella sostanza. Ma che tanti passi ha ancora da fare. Senza dimenticare chi, come il Campionissimo e la sua Giulia, fu messo alla berlina, umiliato, confinato, perché “colpevole” di amare chi di altri già era stato.

 

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