Spettacolo

Kelly Joyce: “E’ vero, ho origini nobili
ma ormai conta solo la nobiltà d’animo”

La potete vedere tutte le sere su Italia 1 in Supermaket, lo show di Piero Chiambretti, dove fa parte del cast fisso. Kelly Joyce, però, nonostante la giovane età, di strada ne ha già fatta molta e questa bella novità non è che la punta dell’iceberg di una carriera da urlo. L’Italia la scopre con la sua canzone d’esordio ”Vivre la vie”, che in breve tempo diventa una vera e propria hit, e poi l’accompagna per mano singolo dopo singolo. Ora è tornata sulle scene e di cose da raccontare non ne ha poche.

Com’è lavorare con un personaggio vulcanico come Chiambretti?
Lavorare con Piero è davvero un’esperienza unica, è una fonte continua di idee e di certo non si può prendere per scontato nulla quando fai parte del suo cast.

La canzone francese vanta dei grandi classici. Perché, secondo te, adesso fa più fatica a varcare i confini?
In effetti, sono davvero poche le canzoni francesi che riescono a conquistare il mondo ma, quando accade, riescono a trasmettere una classe e un romanticismo unico nel loro genere. Il perché della difficoltà nel varcare i confini credo sia dovuto al fatto che siano rimaste poche persone a parlare questa magnifica lingua e di conseguenza a capire il significato dei testi.

Ha scritto i testi di due brani che saranno contenuti nel nuovo disco del jazzista Paolo Di Sabatino. È il tuo esordio come autrice o è un’esperienza che già conosci bene?
Beh, in sostanza sono una canta-autrice. Già nel primo album “Kelly Joyce” ci sono testi miei, alcuni coscritti con mia madre Emmanuelle Vidal de Fonseca. Negli album successivi, mi sono occupata anche delle melodie. Per me è fondamentale riuscire a mettere lo “zampino” in quello che faccio, per essere più credibile ho bisogno di parlare di cose e/o avvenimenti che mi tocchino emotivamente. Con la melodia scritta da Paolo di Sabatino è stato amore a primo ascolto ed ho scritto “Ce Que J’aime De Toi”.

E’ vero che tuo nonno materno è stato un famoso attore senegalese?
Sì! Mio nonno Douta Seck, nonostante sia scomparso più di 15 anni fa è ancora molto amato in Senegal e in tutto il mondo africano. Gli è stata dedicata una Casa della Cultura a Dakar.

Hai origini nobili. Come hanno influito nella tua formazione?
La mia famigli: ha tentato di darmi una formazione completa: musica, danza, diverse lingue e tra queste la più “nobile”… il Galateo. Se devo essere sincera, oggi non ha più senso parlare di nobiltà intesa come discendenza. Preferisco parlare di nobiltà d’animo che va’ al di là  delle classi sociali.

Da Parigi a Riccione che salto è stato?
Sono arrivata a Riccione all’età di 4 anni, quindi a Parigi ho vissuto davvero poco. Ho imparato a conoscerla meglio crescendo, con il tempo.

In occasione di Concerto di Natale in Vaticano hai incontrato in un’udienza privata Papa Wojtila Giovanni Paolo II. Che ricordi hai di quel giorno?
Ricordo con immenso calore la mia udienza privata con Papa Wojitila. Era già ammalato ed affaticato ma mi ha impressionato come, nonostante questo, fosse disposto a ricevere noi artisti e dedicarci del tempo per ascoltarci. AMORE allo stato puro.

Sei partita con un disco che ha venduto più di 600 mila copie. Poi cosa ti ha spinto a rallentare?
Con l’album “Kelly Joyce” sono stata fortunata, non sempre si riesce a mantenere uno standard così alto. Esistono delle alchimie che si concatenano e non sono ripetibili. Vediamo cosa mi riserva il futuro.

Come vedi lo scenario musicale in Italia?
Ho notato che con la crisi economica e sociale, le persone sono più creative. Gli artisti Italiani hanno molto da raccontare sull’attualità e sulla cultura locale. In crescita il Rap e l’Hip Hop, sinceramente in ritardo rispetto al resto dei paesi europei come la Germania ecc.. Vorrei sentire più ancora cantautorato e non capisco come mai la lirica sia veramente apprezzata solo fuori dall’Italia.

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