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Giovanna Trillini la più comune delle persone, la più speciale, tra le atlete, per coraggio e resistenza

Giovanna Trillini la più comune delle persone, la più speciale, tra

le atlete, per coraggio e resistenza

 

Oggi portiamo a esempio di grande coraggio, tenacia e talento tecnico una donna tanto semplice, nel porsi ai microfoni, quanto ammirevole, per quanto ha saputo produrre sulle pedane di Scherma di tutto il mondo. Giovanna Trillini, marchigiana di Jesi, dove è nato il 17 maggio del 1970.

Già a 16 primavere, siamo nel 1986, Giovanna da Jesi entra nella storia della Scherma come la più giovane campionessa nazionale assoluta di Fioretto. Nello stesso anno questa grande atleta si piazza 2° al Campionato del Mondo giovanile di Stoccarda.

Nel 1989 sarebbe diventata lei, la Trillini, prima nel mondo: è oro ed è soltanto l’inizio di un meraviglioso cammino agonistico.

Nel 1991 la città di Budapest e tutto il mondo della Scherma sono giù dal podio a tributarle i migliori onori del pianta, perché Giovanna vince la Coppa del Mondo e il titolo mondiale individuale, e arriva prima anche a squadre con l’Italia.

Dopo queste piacevoli conferme, il traguardo nel mirino diventa l’Olimpiade di Barcellona del 1992. Ma nel mese di febbraio a Torino, a cinque mesi dai Giochi Olimpici, un incidente sembra vanificare ogni speranza.

Giovanna dimostra cosa siano il coraggio, la preparazione tecnica, l’agilità, il saper vincere le paure, anche quelle del dolore fisico, e l’infortunio più duro da digerire, rottura del crociato del legamento anteriore al ginocchio sinistro, è superato dall’immenso amore per lo Sport e per la nazione, che lei, meravigliosa donna, dimostra di rappresentare con orgoglio e fieramente.

La gamba è rigida perché bloccata da un tutore. La stupenda fiorettista delle Marche descriverà l’esperienza alle Olimpiadi in situazione di sofferenza fisica, come una cosa fondamentale, nel suo percorso, umano e atletico, prima che sul piano del successo finale. Già perché Giovanna Trillini da Jesi, non una qualsiasi, stringe i denti, ignora un forte dolore trasformandolo in sana e spessa determinazione, batte la cinese Wang Huifeng dopo un incontro al cardiopalma. Eppure sarebbe stato tanto già prendere parte all’ultimo atto, e, perché no?, arrivare alla medaglia d’argento, per come si era messa, prima e durante. L’italiana è in vantaggio di netto, si vede raggiunta a 7 secondi dalla fine. Raccoglie tutto ciò che ha, in termini di energie nervose, psicologiche, atletiche, e piazza la stoccata decisiva appena prima del prolungamento. La Trillini è oro alle Olimpiadi: il massimo, per qualsiasi atleta.

E’ il 30 luglio 1992, il Palau de la Metalurgia di Barcellona risuona del suo urlo di vittoria, la Plaça de Catalunya si riempie come per magia di tricolori e il suo volto sorridente compare nelle cronache televisive di mezzo mondo.
Qualche giorno dopo, trascinata da Giovanna, anche la nazionale femminile vince l’oro. Per la Trillini è record: nessuna atleta italiana aveva bissato l’oro negli stessi giochi, nemmeno in quelli invernali.

Ad Atlanta 1996 la Trillini sarebbe stata la portabandiera d’Italia e descriverà questa seconda esperienza come anch’essa indimenticabile, quasi al pari degli ori vinti nel quadriennio precedente. Negli Stati Uniti d’America Giovanna ha vinto la medaglia di bronzo nel torneo individuale, e l’oro a squadre, con una compagine azzurra stupenda.

Non scenderà dal podio olimpico sino al 2008, quando, dopo un bronzo a squadre e un quarto posto personale, avrebbe annunciato il ritiro. Complessivamente Giovanni Trillini, nelle diverse sedi olimpiche, ha conquistato 8 medaglie di cui 4 d’oro. La sua prestigiosa bacheca ha dato spazio a 9 titoli mondiali e a 4 Coppe del Mondo. Senza dubbio una delle atlete più titolate di tutto lo sport italiano.

Tornata alle gare arriva terza in Coppa del Mondo e sfiora la convocazione alla sua sesta Olimpiade. Dopo il suo ritiro allena i bambini e non abbandonerà quel mondo della Scherma cui tanto ha dato e dal quale molto ha saputo ricevere.

Nelle Olimpiadi di Pechino del 2008 tuttavia avrebbe meritato forse di più, dall’arbitro. Il forte dubbio è che poteva dare fastidio un’ altra italiana in finale, e tra l’altro la sua avversaria era sudcoreana.

Ma quando si parla di Giovanna Trillini, in tutto il mondo si tolgono cavallerescamente il cappello. Perché tra serietà, impegno, grinta, costanza nel rendimento, mettersi al servizio della squadra nazionale, e fare tantissime rinunce per la disciplina amata, parliamo di una persona, di una donna, davvero non comune. Un esempio nel senso più ampio del termine, per chiunque voglia frequentare un teatro sportivo.

 

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